di Valentina Mosca

La popolazione mondiale consuma annualmente una quantità di risorse naturali maggiore di quelle che gli ecosistemi sono in grado di fornire in maniera reversibile. Per uno sviluppo sociale ed economico futuro davvero sostenibile, è necessario cambiare radicalmente il modo in cui la società produce e consuma.
Nell’attuale sistema vita, la plastica gioca un ruolo fondamentale, perché le sue caratteristiche ne consentono molteplici e diversi usi, tanto da renderla uno dei materiali di cui è difficile fare a meno.
Ma la cattiva gestione di questi quantitativi enormi di plastica a fine vita, stanno generando una vera e propria emergenza ambientale, alla quale si cerca di porre rimedio programmando cambiamenti nella sua produzione e consumo.
Nell’Agenda 2030 sono stati già fissati gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), al fine di garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo, in termini di “riduzione in modo sostanziale della produzione di rifiuti attraverso la prevenzione, la riduzione, il riciclaggio e il riutilizzo” e al fine di “incoraggiare le imprese, in particolare le grandi aziende e multinazionali, ad adottare politiche sostenibili e ad integrare le informazioni di sostenibilità nel loro ciclo di relazioni”.
Ciò detto, per la varietà di polimeri utilizzati, è opportuno parlare di materie plastiche, piuttosto che di plastica.
Si pensi che delle plastiche introdotte nel mercato italiano, circa il 50% viene riciclato, mentre dell’altro 50%, circa una metà è conferita impropriamente nell’indifferenziato, mentre la parte rimanente è dispersa in natura o, addirittura, abbandonata in discariche abusive, inquinando le matrici ambientali e soprattutto, i mari e gli oceani.
Ma anche l’attività di riciclo delle plastiche ha i suoi limiti. Infatti, non è possibile per tutte le plastiche, poiché ne esistono non riciclabili in termini di recupero di materia, ma solo in termini di recupero energetico. Ne consegue il loro utilizzo quale combustibile per forni industriali.
Occorre, quindi, fare ricorso ad azioni correttive che possono essere sintetizzate nel: “ridurre la produzione”, “incentivare la produzione di materiali plastici totalmente riciclabili”, “incentivare l’attività di ricerca e sviluppo”.
Ridurre la produzione di materiale plastico: attraverso la prevenzione, attivando politiche ecosostenibili, realizzando progetti e campagne di informazione e sensibilizzazione rivolte ai cittadini, alle imprese e alle istituzioni, al fine di supportare il raggiungimento degli obiettivi di riciclo dei rifiuti di imballaggio e promuovere un’economia circolare.
Incentivare la produzione di materiali plastici riciclabili: incentivando in termini economici le aziende alla produzione degli stessi e, contestualmente disincentivando la produzione di materiali plastici difficilmente o non recuperabili. Per questo è necessario incentivare modelli innovativi di progettazione e la realizzazione, da parte dei produttori e degli utilizzatori di imballaggi, al fine di renderli sempre più facilmente riciclabili (cfr. Green Economy Report CONAI 2020).
Incentivare l’attività di ricerca e sviluppo in Italia: su questo tema, le istituzioni possono sostenere la ricerca, ad esempio, di tecnologie innovative per la depolimerizzazione delle plastiche non riciclabili, ovvero del plasmix (attraverso processi di pirolisi con l’obiettivo di produrre materie prime idonee all’utilizzo nel settore petrolchimico) e di tecnologie di gassificazione per la trasformazione del plasmix in CO2 e idrogeno.
Alcune materie plastiche, inoltre, con l’avvento di innovazioni tecnologiche, potrebbero in breve tempo divenire prodotti intermedi da utilizzare nella produzione di nuova materia prima (ad esempio da impiegare nel settore dell’imballaggio alimentare).
Con l’utilizzo delle nuove tecnologie, infatti, si potrebbero ottenere benefici da quegli stessi materiali plastici non avviati a riciclo, trasformando il rifiuto in risorsa. Nulla impedisce, infatti, che questi materiali possano essere avviati a recupero energetico.
In Italia, infatti, il tema della gestione delle plastiche non riciclabili è strettamente correlato al tema energetico, che è un prerequisito essenziale per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Il recupero energetico dei rifiuti di plastiche su larga scala, ma in impianti dedicati e tecnologicamente avanzati, con accesso ai migliori servizi energetici, prezzi accessibili, e servizi affidabili e moderni, consentirebbe di risolvere il grande problema dello smaltimento delle plastiche miste sporche non riciclabili, riducendo anche l’impatto ambientale.
Non possiamo dimenticare che un rifiuto di plastiche non correttamente recuperato o smaltito, non sparisce nel nulla, ma si deteriora e degrada in parti sempre più piccole, che restano nell’ambiente, per moltissimo tempo, moltiplicando gli effetti dannosi su di esso.