di Stefano Sannino 

 

Il conflitto tra Palestina ed Israele è ormai arrivato ad un punto di non ritorno, mentre i missili di ambo le parti fanno danni a civili e bambini. La guerra, negli ultimi giorni, sta ricordando ancora una volta all’uomo qual è il suo vero volto. Le vicende israeliane sono però soltanto una delle manifestazioni della guerra che, ciclicamente e violentemente, si innescano in una regione della nostra Terra. 

Da secoli, infatti, dacché esistono le comunità umane, esiste anche la guerra e da secoli questo comportamento esclusivamente nostro, influenza il nostro immaginifico, la nostra letteratura, la nostra arte. La guerra è il vero protagonista della storia umana, un protagonista atroce e violento, un personaggio invisibile e sanguinario che accomuna tutti gli uomini: nessuno, può non fare esperienza della guerra. 

Il primo poema della storia della cultura mediterranea è stata Iliade, Omero racconta l’epopea della guerra di Troia e del suo eroe Achille, i più grandi uomini della storia  politica sono stati eccellenti comandanti militari o carismatici generali. Ancora nel Novecento dove fu tutta una rivoluzione sociale, culturale ed economica, è stata ancora  guerra: due guerre mondiali e molti conflitti che hanno decretato la storia contemporanea, basti pensare alle Torri Gemelle e alla caccia a Bin Laden o a Saddam Hussein. 

È indubbio dunque che la guerra faccia parte dell’immaginario umano, di quel grande bacino di archetipi che influenzano le nostre vite; ciò che però non è chiaro, è che questo archetipo della guerra, che muove i nostri comportamenti, non porta nessuno ad essere vincitore. Il fatto stesso di non poter vincere, dovrebbe logicamente indurre gli uomini ad interrompere questo loro comportamento bellico, eppure la guerra è in grado di far leva sui bisogni radicali dell’uomo, per indurlo al combattimento: la casa, il cibo, gli affetti, la sicurezza. Tutti bisogni importantissimi che però, la menzogna della guerra non può farci ottenere. Quando, infatti, una guerra ha portato all’ottenimento del fattore che potesse soddisfare questi bisogni?

Tutti in guerra perdono, perché la guerra non risparmia nessuno ed inverte i ruoli del carnefice e dell’ucciso, dell’innocente e del colpevole con una velocità ed efficacia tale, tanto che tutto diventa irriconoscibile. D’altro canto, proprio come troviamo nell’Iliade “Ares è comune, e chi uccide, viene ucciso”.