di Daniela Buonocore

Nonostante il premio occupazionale dovuto all’istruzione, il tasso di occupazione, in Italia, anche tra i neo laureati, resta inferiore alla media europea. Il divario con l’Europa nei tassi  si allarga a macchia d’olio tra le giovani generazioni e per chi è appena uscito dal percorso formativo e si trova nella fase di primo ingresso nel mercato del lavoro. Questo è quanto stabilito dal report dell’Istat su Ritorni occupazionali dell’istruzione nell’anno 2020, dal quale emerge anche che continua a crescere il vantaggio della laurea rispetto al diploma.
Si evince pertanto che nello scorso anno  il tasso di occupazione della popolazione tra i 25 e i 64 anni registra una riduzione di 0,8 punti, attestandosi al 65,6%. Inoltre la  pandemia ha avuto un impatto ancor maggiore per chi ha un basso livello di istruzione: il tasso di occupazione è sceso di 1,1 punti per la popolazione con al massimo un titolo secondario inferiore, di 0,9 punti tra chi ha raggiunto il diploma e di 0,6 punti tra i laureati. Dal 2008 a oggi, il vantaggio occupazionale della laurea rispetto al diploma è cresciuto, a ciò ha contribuito la dinamica dei diplomati che, rispetto agli altri, hanno registrato una perdita di posti di lavoro più forte durante la crisi iniziata nel 2008.
I cosiddetti divari di genere diminuiscono al crescere del titolo di studio: più elevato è il livello di istruzione, piu contribuisce a ridurre il divario occupazionale di genere. Si stima dai dati ISTAT che il differenziale tra i tassi di occupazione è pari a 32,1 punti tra coloro che hanno un titolo secondario inferiore, scende a 20,2 punti per i diplomati e si riduce a 9,1 punti tra i laureati. Il vantaggio è più marcato per la popolazione femminile che nel  2020,  con un titolo secondario superiore, ha presentato  un tasso di occupazione di 25,5 punti superiore a quello delle coetanee con basso livello di istruzione, a differenza degli uomini che, con un medio e basso livello di istruzione, hanno comunque presentato un calo superiore rispetto a quello delle donne. Rispetto al 2019, il vantaggio occupazionale è quindi generalmente stabile, fatta eccezione per gli uomini laureati che vedono crescere il proprio vantaggio occupazionale di un punto rispetto a chi ha un livello di istruzione medio-basso. Risulta quindi che l’Italia continua a registrare la più alta quota di Neet nella Ue27 , decisamente più elevata di quella osservata in Spagna (17,3%), Francia (14,0%) e Germania (8,6%). La crescita della quota di Neet (ovvero di giovani che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in percorsi formativi) è stata massima tra i giovani con un titolo secondario superiore, leggermente inferiore tra chi possiede un titolo terziario, praticamente nulla tra i giovani con basso livello di istruzione. Restano in aumento soprattutto i Neet  tra i cittadini non italiani, specialmente con l’avvenuta pandemia che rileva che 6 su 10 Neet, sono senza esperienze di lavoro. L’impatto della pandemia è stato ancora più forte tra gli stranieri, che nel 2020 hanno subito un impatto molto forte sull’occupazione. Il tasso di occupazione si è ridotto per tutti i titoli di studio (-3,9 punti per basso, -3,2 per medio e -4,7 per alto livello di istruzione) più che nel resto d’Europa, in particolare tra i laureati.  Si presta quindi ora attenzione alle nuove riforme Draghi sugli incentivi emanati dal governo e sui bonus stanziati per riportare il paese ad uno stato occupazionale anche se non ottimale, almeno vivibile.
C’è da sottolineare infatti che i dati emanati dall’Istat sono alquanto preoccupanti, ma la vera preoccupazione è quella riportata dalle generazioni attuali e da quelle future, che utilizzano spesso e volentieri anche i social per affermare la loro preoccupazione in merito all’incertezza di un futuro economico stabile.