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venerdì, 21 Giugno, 2024

INDEGNI DEL NOME DEI PADRI. Abbiamo perso i nostri figli e il diritto di chiamarci come i loro nonni

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Probabilmente la morte è una salvezza: definisce un periodo di vita ben preciso e serve a limitare i danni e il dolore che un essere umano può patire; vedere situazioni, stravolgimenti totali e cambiamenti radicali porterebbe sicuramente alla follia collettiva dei più vecchi che non riconoscendosi più nel “nuovo mondo” inizierebbero una guerra all’ultimo uomo.

Questa riflessione mi nasce spontanea quando vedo il nostro mondo cambiare così in fretta e non intendo i ghiacciai che si sciolgono o le piogge interminabili, ma bensì gli “usi e costumi” della società che mutano alla velocità della luce non lasciandoci nemmeno il tempo di abituarci ad uno status che subito mutano.

Penso ai miei nonni, penso a quello che hanno vissuto, alle guerre, alla fame, alla prigionia, ai valori che li spingevano ad arruolarsi volontari nell’esercito per difendere la propria Patria (con la P maiuscola!) e a quello che avrebbero detto oggi vedendo cosa succede nel nostro paese (con la p minuscola); sicuramente la morte li ha liberati dal più grande dei loro orrori: lo stupro dei valori, fondamento della vita civile.

Ma a cosa servono le regole? E cosa sono i valori? Forse dobbiamo partire da qui.

Le regole sono una cosa molto semplice: servono a indicare il modo corretto per vivere senza dare fastidio o arrecare danno al prossimo, che tradotto significa: “ se non sei capace da solo di vivere civilmente o sei maleducato, allora ci pensano le regole a dirti come si fa”, mentre i valori sono una cosa molto più complicata e raffinata e trovano fondamento nelle radici da cui ciascuno proviene. Per i mie nonni i valori erano una cosa molto importante ed erano sintomo di nobiltà d’animo  e pensiero, pulizia morale e grande valore. Nelle società passate i valori erano quelli che davano la statura della persona ed erano quelli che facevano diventare grandi gli uomini oppure li facevano apparire come scarto.

I valori si tramandano di padre in figlio e fanno parte di quello che si chiama “l’insegnamento dell’educazione”; educare un figlio è sicuramente cosa difficile e richiede tempo, abilità ed esempio.

Ogni cultura poi ha i propri valori: ad un figlio ROM verrà insegnato per esempio che nella vita non si lavora, che si ruba e che vivere in un accampamento è cosa buona e giusta, mentre al figlio di William e Kate verrà insegnato che il bicchiere quello tutto a destra serve per l’acqua mentre quello tutto a sinistra per lo champagne. Deve essere successo qualcosa di brutto, ma con buona probabilità la risposta è molto più semplice e si può sintetizzare con un “la mamma dei cretini è sempre incinta” se tutto quel patrimonio di valori che i nostri nonni si portavano in dote, nel giro di quarant’anni si è perso. Si cerca la risposta ed alcuni la trovano nella contestazione del ’68, nel movimento femminista, ed in effetti se penso a fotografie di quello che oggi è il ministro degli esteri Emma Bonino ritratta mentre praticava aborti clandestini, forse una parte di ragione ce l’hanno;  forse questa parità dei diritti ha contribuito notevolmente a fare in modo che gli uomini perdessero i propri attributi creando una società sicuramente più “giusta” ma sicuramente più debole.

Ma queste trasformazioni non avvengono mai repentinamente, non accade tutto in un giorno ma piuttosto “pezzettino per pezzettino”, in modo quasi indolore fino al momento che non si completano in un unico grande disegno oramai devastante ed irrevocabile. E se per quanto mi riguarda la perdita dei valori significa anche valutare una persona per quanti soldi possiede piuttosto invece che per la sua cultura, pare che all’italico popolo tutto ciò scivoli via, inseguendo il sogno di un ricco in mutande che corre dietro ad una palla ma che non è in grado nemmeno di rilasciare una intervista senza confondere un condizionale ed un congiuntivo (non è una malattia degli occhi). In fin dei conti i valori sono quelli espressi dal denaro e non da altro.

Tutto ciò non sarebbe possibile però se non esistesse una classe politica che agevola questa trasformazione, che porta avanti “valori” distorti, che auspica regole in nome di una uguaglianza che non ci può essere e che non ci sarà mai. Se è vero che Dio ci ha fatti a propria immagine e somiglianza è anche vero che ha deciso però di darci due sessi ben distinti e lo ha fatto non a parole ma fornendoci “pezzettini” diversi caratteristici di ciascuno; non volendosi sbagliare ha fatto in modo anche che soltanto ed esclusivamente dall’unione di due sessi differenti potessero nascere più soggetti, anche loro caratterizzati e ben delineati. Ma perché farlo buon Dio? Non potevi farci tutti uguali? Sarebbe stato tutto molto più semplice e non avresti così dato l’idea a partiti allo sbando e a ignobili figuri di cercare voti fra coloro a cui non piace il proprio “pezzettino” o a cui piace troppo; non si spiegherebbe altrimenti questo accanimento nel difendere l’indifendibile o a devastare completamente millenni di storia con puttanate come “GENITORE 1” e “GENITORE 2” o con matrimoni improbabili fra persone con lo stesso “pezzettino”. Quando sento parlare di diritti poi mi parte una grossa risata: davvero per tutelare i diritti di un gay-convivente bisogna che si sposino? Non sarebbe più semplice fare un foglio di carta dove ciascuno decide a chi vanno le eredità (perché è solo questo il problema!)? E poi è così drammatico se la casa del gay-defunto va alla ex moglie piuttosto che al compagno?

In fin dei conti lei si è tenuta un gay-marito in casa per anni, direi una giusta ricompensa. Allora per tutelare i bambini che hanno gay-genitori, quindi considerandoli “dei diversi” di fatto discriminandoli, inventiamoci di togliere le due parole più belle dai documenti scolastici, quel “MAMMA” e “PAPA’” (o sarebbe meglio padre?) che ci hanno accompagnato fino ad oggi. Da bambino sul libretto delle giustifiche c’era la dicitura “firma del padre o di chi ne fa le veci” (e non sono andato a scuola ai tempi di Cavour!) e non ho mai visto nessun piangere se quel “padre” non lo aveva più o se era la madre che faceva le veci in casa. Ma la nostra società ha perso gli attributi, tutti “femminielli” e allora abbiamo donne camioniste che non sono capaci di cambiare una ruota e casalinghi che sistemano casa, soldati donna armati di tutto punto e uomini ostetrici; perdonatemi ma tutto ciò è aberrante, c’è qualcosa che non funziona, bisogna far ripartire tutto dal punto di partenza: l’uomo è più forte, era colui che cacciava i dinosauri e portava la bistecca di brontosauro a casa e la donna era colei che con la sua intelligenza superiore gestiva la famiglia, cresceva i figli, accudiva l’uomo che tornava  dopo la caccia. Quelle famiglie funzionavano e i valori venivano tramandati, magari ogni tanto con qualche pacca sul sedere dei più piccoli o con qualche alzata di voce ma di sicuro gli orrori che vediamo oggi erano lontani anni luce.

Sono pronto a scommettere infatti che quei ragazzini, poveri imbecilli, che ieri sono stati protagonisti di quel brutto episodio che noi tutti abbiamo visto e che abbiamo condiviso sulla nostra pagina facebook non possono essere altro che dei figli di genitore 1 e genitore 2, non si spiega altrimenti; non è comprensibile come possa accadere che una ragazza gonfi di botte una sua compagna e che nessuno intervenga a difenderla, persi dietro i propri smartphone soltanto a cercare l’inquadratura migliore, ad incitare la rissa, a tirare bestemmie come se fosse la cosa più normale del mondo; i nostri nonni non avrebbero mai cresciuto dei mostri simili, si perché si tratta di mostri, sia se si parla di bulletti di periferia o che si tratti di baby prostitute che non hanno colpa personalmente ma hanno seguito gli esempi di chi li ha cresciuti, l’educazione ricevuta, le non regole di famiglia.

Tutti noi abbiamo fatto a botte da ragazzini ma sapevamo che finiva con due schiaffi perché tanto sarebbero intervenuti gli amici a separarci e tutto finiva lì; chi ha fatto il militare come il sottoscritto  sa anche che gli atti di nonnismo (bullismo da caserma) erano all’ordine del giorno ma ti permettevano di “crescere” e un solo anno in caserma ti insegnava cose voleva dire vivere con gli altri, difenderti, aiutare, insomma uscire dalla bambagia famigliare.

Se penso che questi ragazzini idioti saranno coloro che porteranno avanti il nostro paese quando saremo vecchi rabbrividisco; provo orrore, ma la colpa purtroppo non è loro ma dei genitori 1 e 2 e di tutti coloro che hanno cancellato le vecchie regole per riscriverne di nuove, più sociali, più paritarie, più civili. Questi ragazzini cosa insegneranno ai propri figli se già loro non hanno più mezzo valore?

Mi sono chiesto se mio figlio possa trovarsi mai in una di queste situazioni…ci ho riflettuto e non ho dubbi: non capiterà mai e nemmeno ai sui amici, li conosco tutti e conosco i loro genitori; gente che  ha saputo nonostante la vita non sia gratis per nessuno, dare le giuste regole, controllare la crescita dei propri figli, impartire i giusti valori, essere un buon esempio di “PADRE DI FAMIGLIA” così come è sempre stato dalla notte dei tempi. Se qualcuno si è sentito offeso dalle mie parole, ha pensato “questo è un omofobo, razzista, fascista” ebbene lo rassicuro: si sono un maschilista, adoro le donne e per questo motivo le rispetto, vivo cercando di non dare fastidio a nessuno e di limitare la mia libertà dove inizia quella di qualcun altro, ma sopratutto sono un PAPA’ e non un numero.

Massimiliano Russo

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