di Patrizia Giangualano

 

Negli ultimi anni l’attenzione nei confronti degli investimenti sostenibili e responsabili, nonché la necessità di misurare, gestire e mitigare i rischi ambientali, sociali e di governance (ESG – Environmental, Social and Governance) è sensibilmente cresciuta all’interno del panorama internazionale, europeo e nazionale. I Paesi, le istituzioni e le comunità  si sono resi tutti conto dell’insostenibilità del nostro modello di sviluppo e numerose analisi segnalano che alcuni fenomeni climatici, fortemente destabilizzanti, si stanno verificando ad una velocità e intensità superiori a quelle previste solo alcuni anni fa. 

Se la pandemia da Covid-19 ha evidenziato i punti deboli dell’attuale modello di sviluppo e ne ha accentuato le disuguaglianze, sembra sia avviato un percorso di sviluppo sostenibile, volto a ridefinire le politiche per la ripresa e azioni per un cambiamento che debelli una ricaduta nelle vecchie abitudini che hanno portato alla crisi recente. L’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, concordata da 193 Paesi, può essere usata come mappa per stabilire gli obiettivi di medio-lungo termine a cui aspirare. Nella definizione degli obiettivi da raggiungere l’Agenda si caratterizza in un programma di azioni (17 Sustainable Development Goals – SDGs e 169 targets) nelle quali vengono poste le basi  del cambiamento. 

Nell’ottica della transizione ecologica i prossimi anni saranno determinanti per il futuro delle eccellenze italiane e per  l’adeguamento delle infrastrutture tecnologiche e non abilitanti il cambiamento. E’ sempre più necessario assumere le linee guida dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, del PNRR e quelle delineate dal Green Deal (Carbon Neutrality entro il 2050) per governare la transizione, generare nuove competenze e favorire lo sviluppo economico. 

In questo contesto gli operatori di finanza sostenibile e le PMI possono ricoprire un ruolo cruciale per la ripresa economica del nostro paese attraverso investimenti e politiche indirizzati verso la transizione a sistemi più inclusivi e a ridotto impatto ambientale. Il dialogo e la collaborazione tra istituzioni pubbliche, investitori e aziende sarà fondamentale per un impiego efficace ed efficiente delle risorse che verranno messe a disposizione. 

Se L’Unione Europea si è preoccupata di mettere al centro della propria politica i temi della finanza sostenibile e adottare delle risoluzioni sulla responsabilità sociale delle imprese volte ad una maggiore trasparenza e rendicontazione dello specifico impegno per la crescita sostenibile, le imprese più avanzate e sensibili hanno la responsabilità di avviare programmi di riconversione, che le possano rendere punti di riferimento  per trovare risposte al rilancio dell’economia, allo sviluppo dell’occupazione alla coesione sociale e alla creazione di valore. 

La responsabilità sociale delle aziende deve essere attuata non solo per obiettivi di “solidarietà” ma per garantire la propria sopravvivenza. Le imprese si rendono ormai conto che per ottenere il successo commerciale e benefici durevoli è necessario adottare un atteggiamento “responsabile”  nei confronti del mercato, dell’ambiente, dei dipendenti e dei consumatori. Nel perseguire il profitto, l’impresa non può più permettersi  di prescindere dalle esigenze dei propri stakeholder e deve adottare comportamenti etici nel rispetto delle esigenze ambientali, sociali ed economiche.