8.4 C
Milano
mercoledì, 28 Febbraio, 2024

Il Rendiconto di Alan Patarga – I NUMERI BATTONO I GUFI. CON IL GOVERNO MELONI LA CRESCITA VA MEGLIO DEL PREVISTO

- Advertisement -spot_imgspot_img
Annunci sponsorizzatispot_imgspot_img

Se tre indizi fanno una prova, adesso la prova c’è. Dopo l’Istat, che già aveva pronosticato un 2023 superiore alle attese, si aggiungono le previsioni di un’agenzia di rating (Fitch) e soprattutto della Commissione europea: l’Italia crescerà dell’1,2% nel 2023, facendo meglio della media dell’Eurozona e dell’Unione a 27, ma anche di Francia e Germania. Meno brillante – stando ai numeri contenuti nelle Previsioni di primavera di Bruxelles – il 2024, quando il Pil segnerebbe comunque un progresso dell’1,1%.

BENE I CONTI PUBBLICI

Ma nella conferenza stampa a illustrazione dei dati, il commissario Paolo Gentiloni ha dovuto anche ammettere di più: che non soltanto l’economia italiana marcia a ritmo relativamente spedito, e di sicuro superiore a quanto fosse lecito attendersi, ma che a questa vivacità si accompagna un’operazione di rigoroso mantenimento degli equilibri contabili. Al netto della storia, che ci condanna ad avere il secondo debito pubblico più elevato al mondo (nuovo record a 2.790 miliardi, fonte Bankitalia), emerge infatti dalle tabelle europee che Bruxelles si attende un miglioramento anche in questa direzione, da parte di Roma: il rapporto debito-Pil dovrebbe infatti flettere, pur rimanendo altissimo al 104,4%, e soprattutto a calare sarà il deficit, dapprima al 4,5% in relazione al tasso di crescita e poi al 3,7% nel 2024. Cioè poco sopra il tradizionale obiettivo del Patto di stabilità (ora in via di ridefinizione) fissato da sempre al 3%.

E L’ENERGIA NON SEMBRA PIÙ UN PROBLEMA

Ma anche su un altro fronte l’Italia appare particolarmente virtuosa. Secondo gli ultimi dati Enea e per stessa ammissione del numero uno di Snam, il nostro Paese è riuscito nell’impresa di scavallare il più difficile inverno della sua storia recente – dal punto di vista energetico – mantenendo a livello molto elevate le scorte di gas. Siamo intorno al 65%, grazie a un inverno più mite e alla capacità di risparmiare degli italiani, ma anche alle scelte degli ultimi due esecutivi: come l’avvio dei rigassificatori di Piombino (praticamente già operativo) e di Ravenna, di prossima attivazione. E con i prezzi del metano dieci volte più bassi di un anno fa (circa 34 euro al megawattora, contro un picco di 340 di luglio 2022) si può dire che anche le bollette potrebbero presto non essere più un’emergenza.

di Alan Patarga

- Advertisement -spot_imgspot_img

Ultime notizie

- Advertisement -spot_img

Notizie correlate

- Advertisement -spot_img