di Stefano Sannino

 

La Grecia sta bruciando. Dopo la Sardegna e la Sicilia, anche la Grecia sta andando a fuoco. Se però l’origine degli incendi sul territorio italiano è stata verificata essere di origine dolosa, nel resto del mondo la verità è più complicata. Dalla Siberia alla Grecia, i cosiddetti “megafires” sono diventati un problema ormai innegabile e secondo gli esperti devono essere combattuti ad ogni costo. Questo l’appello del WWF, che sta conducendo una campagna di sensibilizzazione proprio in merito alla correlazione tra l’aumento delle temperature nel bacino Mediterraneo – stimato al 20% – e questi catastrofici incendi che costellano tutto il globo. 

Il problema delle temperature in aumento e del surriscaldamento della Terra è stato al centro del dibattito internazionale negli ultimi anni, da quando la sensibilizzazione sul tema è aumentata notevolmente. Tuttavia, non sempre questa sensibilizzazione ed informazione funziona: sempre più spesso l’approccio sbagliato in relazione a questi grandi problemi e grandi catastrofi che coinvolgono l’essere umano, dipende non da una mancanza di informazione, quanto piuttosto da una resistenza alla stessa. Ebbene si, perché oggi, nonostante i problemi siano evidenti ed innegabili, la credenza che l’informazione sia manipolata o corrotta si sta spargendo come un virus che annebbia le menti degli uomini, nutrendo la falsa convinzione che tutto sia opinabile. Il cosiddetto negazionismo, che coinvolge ogni ambito della nostra vita – dal sanitario, all’ambientalismo, dall’astronomia alla storia – è oggi sempre più forte, grazie alla sua capacità di nutrire la convinzione tipicamente umana, che ciascuno può avere ragione. La ragione e l’opinione non esistono però davanti ad un dato scientifico verificato e l’esperienza di un singolo non si può paragonare al verdetto della comunità scientifica. 

Il vero problema, al di là del fatto che la Grecia e molti altri Paesi stanno bruciando nel senso letterale del termine, è quindi un problema di resistenza alla catastrofe. Il negazionismo in sé è un movimento che nega: nega l’esistenza dei problemi o delle evidenze. Ha negato l’evidenza scientifica della forma della Terra, ha negato l’esistenza del Covid, ha negato l’efficacia dei medicinali e nega tutt’ora il problema del riscaldamento globale. Sebbene il senso comune non veda una correlazione tra tutti questi problemi, la correlazione c’è eccome: è una correlazione informativa. 

È molto più facile negare che ammettere e lavorare per risolvere, è molto più appagante credere di far parte di un piccolo gruppo di persone che conosce la verità preclusa a tutti i “venduti” o i “corrotti”. 

Tutti, dopotutto, amiamo sentirci gratificati. E se la gratificazione non arriva dall’esterno, ecco che siamo pronti a costruircela con una vera e propria manipolazione della verità. Ma mentre alcuni giocano a fare gli scienziati, i filosofi e i medici sui social media la Terra continua a bruciare, le persone continuano a morire e la verità scientifica sta lasciando il posto allo sterile ego dell’essere umano.