di Stefano Sannino

 

Quando si guarda indietro alla storia dell’umanità, ed in particolare a quella del secolo scorso, una delle domande che ci si pone più spesso è come è stato possibile che i nazionalismi abbiano ottenuto un consenso così largo in tutte le fasce della popolazione?

Per quanto ci possa piacere pensare ai nostri avi come paladini della giustizia e della libertà, la realtà dei fatti è che il consenso dei movimenti nazisti era così ampio che con ogni probabilità discendiamo da persone che hanno votato, sostenuto e combattuto per questi movimenti. E allora, di fronte a questa sconcertate certezza, la domanda giusta che dovremmo porci non è tanto come sia stato ottenuto quel consenso, ma perché. Cosa aveva il nazismo che non avevano i movimenti socialisti, anarchici o antimilitaristi? 

Non è un caso, se guardiamo alla storia, che questi movimenti siano nati in due dei paesi più arretrati economicamente e socialmente, in un periodo ove l’intransigenza internazionale verso l’Italia e la Germania aveva fatto salire l’inflazione a livelli mai visti e dove il sentimento di rivalsa dopo il primo scontro bellico già aleggiava nelle fasce della popolazione italo-tedesca. 

Eccoci dunque messi di fronte ad un’altra sconcertate verità sul nazismo, che nessuno vuole ammettere e che a scuola non ci hanno mai insegnato. Vale a dire che esso, in quanto movimento nazionalista, è stato capace di far leva sui bisogno della popolazione di riferimento dell’epoca, esasperando quel sentimento di inferiorità, sconfitta e quella sensazione di paura e di terrore che la attanagliava da diverso tempo. Il nazionalismo, in breve, si è fondato sulla paura: paura del diverso, della disoccupazione, della sconfitta, dell’invasione, paura di non essere una nazione al pari delle altre e di perdere un altro conflitto bellico. Tutte queste paure,  convogliate in un’ideologia nazionalista e populista, hanno prodotto come risultato ciò che poi è passato alla storia. E allora, in quest’ottica, quando vogliamo fare istruzione civile non è tanto necessario esaltare gli oppressi o condannare gli oppressori – che, al di là di pochi gerarchi, erano uomini normalissimi come noi – quanto piuttosto ricordare che tutte le cose terribili della storia sono successe perché fondate sulla paura. Il più grande servizio civile che possiamo compiere oggi è dunque imparare a convivere con la paura, ad ascoltarla e ad accettarla, cosicché gli errori commessi a causa sua in passato non si possano ripresentare, attraverso le parole d’odio, anche nel presente.