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giovedì, 25 Aprile, 2024

Gastone Biggi. Elegia Seducente

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«Distanza e unità, antitesi nei nostri confronti e sintesi in sé, sono concetti reciproci; le prime due proprietà dell’opera d’arte – l’interna unità e il fatto che essa sia in una sfera distaccata da ogni forma di vita immediata – sono una sola e medesima cosa, solo vista da due lati differenti. E solo nella misura in cui l’opera d’arte possiede questa autosufficienza, essa ha così tanto da darci; quell’esser-per-sé è quella rincorsa grazie alla quale essa può penetrare tanto più profondamente e pienamente in noi»

Georg Simmel (1902)

Giovedì 9 novembre si è tenuta l’inaugurazione della mostra “Elegia Seducente” dedicata alle opere di Gastone Biggi (1925-2014) presso lo spazio VS ARTE dell’Accademia delle Belle Arti di Brera.

L’allestimento, curato dal critico d’arte Pasquale Lettieri, rimarrà accessibile fino al 2 dicembre 2023.

[In foto il dott. P. Lettieri introduce le opere di G. Biggi]

Durante il vernissage tenutosi in data 9 novembre, è stato possibile venire in contatto con le opere di Gastone Biggi, artista di origini romane assai peculiare per l’arte italiana.

Nella sezione ospitata dallo spazio VS ARTE – da sempre attento a curare affermati artisti contemporanei, d’avanguardia e oltre – erano compresi alcuni inediti e un’importante opera degli anni Cinquanta, nonché alcuni dei lavori datati tra gli anni Novanta e Duemila, emblema di uno spartiacque tanto artistico quanto storico.

Nelle sue opere è possibile rintracciare un profondo percorso personale che riflette la propria trasformazione artistica, piena di sperimentazione e invenzioni formali, valorizzando non di meno la parte teorica della sua ricerca espressiva mediante la pittura. Come ha descritto Pasquale Lettieri:

«Gastone Biggi, con la sua trama intessuta dei racconti, dei continui, dei cieli, dei campi, dei canti della memoria, del cielo della follia e poi, le stagioni, la guerra e la pace, le tabule, le costellazioni, i fiori, si pone come un testimone attivo, della differenza, di chi non aderisce, ma porta avanti il suo discorso senza fine, che non scarta le contraddizioni, ma le considera fondamentali per l’intelligenza di quanto accade intorno a noi e dentro di noi, nell’alveo di una spazialità e di una temporalità, tutte sue, che le stanno addosso, come una pelle, come un cuore, come una mente, nel senso che messe insieme, tutte queste opere connotano un suo ritratto, dilatato e moltiplicato».

La biografia dell’artista si mescola infatti con gli avvenimenti che hanno contraddistinto – e anche segnato – il corso del Novecento:

«L’approdo ai fiori è come un giudizio della sera, in cui la memoria si è fatta grande e richiede un suo preciso posto, nel governo delle passioni e delle emozioni, reclamando uno sfondo per la contemplazione, per un filo diretto con i ricordi, che si fondono con i sogni e danno visibilità ai desideri e alle emozioni, senza le quali tutto rimarrebbe in un’attesa, in un limbo senza fine».

La sua arte ha trovato così il proprio posto in un lungo e peculiare viaggio, che interagisce attivamente con le varie correnti – ricordiamo ad esempio l’astrattismo e l’informale, di stampo nazionale e internazionale – che sono emerse nel panorama artistico del secolo scorso.

Questo interloquire con importanti avvenimenti e movimenti artistici ci mostra come Biggi abbia saputo scientemente conservare una propria identità, che l’ha reso unico nel proprio genere e nel personale modo di fare arte.

Tali contaminazioni artistiche hanno reso florida la sua espressività, consentendogli di sperimentare e comunicare in una maniera artistica sempre nuova.

Come ha spiegato Lettieri, 

«La storia artistica di Gastone Biggi, la sua biografia umana, si propongono come un grande “affresco” della pittura che, rinunciando alle immagini, alle somiglianze, ha seguito un itinerario “tortuoso”, trovando nelle serie tematiche, i punti di riferimento ideali, traducibili come note musicali, comprensibili, al di là d’ogni diversità psicologica e ambientale, come un grande linguaggio universale».

E ancora:

«A definirlo, in tutta la sua ricchezza espressiva, mi soccorre il termine realismo, coniugato con l’astrazione, perché, appunto, il realismo astratto è il momento d’attrazione, che dà organicità a tutto il lavoro che è, in assoluto, il diario della sua vita, che non è mai stata e non è, lontana da tutte le altre vite, le nostre, ma in un dialogo a cui apporta il suo punto di vista, di visibilità, di metafora, che non si nega alla morale e ad una spiritualità alta, considerandole, cardini per ogni poetica, per ogni possibile codice del mondo».

Come è possibile notare dalle sue opere, la ricerca di Biggi si è trasformata fino ad elaborare una personale ricerca della forma, focalizzandosi sulla semiotica del reale attraverso il filtro straniante dell’atto creativo. Come ha osservato il filosofo Georg Simmel nel 1902:

«Il carattere delle cose dipende in ultima istanza dal fatto che esse siano una totalità oppure delle parti. Se un’esistenza, a sé bastante, in sé conchiusa, venga determinata solo dalla legge della propria essenza, o se essa stia come membro in connessione con una totalità, dalla quale soltanto le proven- gono forza e senso: ciò distingue l’anima da alcunché di materiale, l’essere libero dalla mera entità sociale, la personalità etica da quella che la brama sensuale coinvolge nella dipendenza da tutto ciò che è dato. E divide l’opera d’arte da qualsivoglia porzione della natura. Poiché, come esistenza naturale, ciascuna cosa è un mero punto di transito di energie e sostanze che scorrono ininterrotte, punto che è comprensibile solo a partire da quanto lo precede e significativo solo come elemento del complessivo processo naturale. Ma l’essenza dell’opera d’arte è quella di essere una totalità per se stessa non bisognosa di alcuna relazione con l’esterno, e capace di tessere ciascuno dei suoi fili riportandolo al proprio centro»

È peculiare notare come l’estetica di Biggi vada a fondersi con espressioni apollinee e dai tratti poetici, caratterizzando la propria rielaborazione artistica come un lavoro tanto sperimentale quanto curato nel minimo dettaglio, nella più piccola pennellata, giungendo ora a scomporsi ora a riconoscersi nel linguaggio del mondo, ora estraniandosi da esso, ora esaltandone l’intrinseca Bellezza.

Dott.ssa Giulia Di Loreto
Filosofo

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