di Veronica Graf

Si è da poco concluso il G20 di Firenze, per il ministro Patuanelli si è giunti ad un buon compromesso su due tematiche delicatissime, conseguenze della crisi climatica: l’enorme spreco di cibo da un lato, e le malnutrizione e insicurezza alimentare dall’altro.

Troppa acqua (inondazioni intense, grandinate a seguito di eventi climatici estremi) in alcune zone e poca acqua in altre aree, dove si fatica a captarla e utilizzarla in modo efficiente. L’innovazione è uno degli elementi essenziali del processo di miglioramento dell’agricoltura globale, che deve fare perno anche sui piccoli agricoltori.

Più sforzi per ridurre lo spreco di cibo e qualche passo in avanti sul fronte del cibo sano, ma nessun accordo su plastic tax e sugar tax.

Nel testo finale firmato dai 20 grandi della Terra, però, di impegni concreti e dettagliati non ce ne sono molti. Anche per quanto che riguarda sprechi e il nesso cibo-salute. Infatti l’accenno è stato messo sul rafforzare la cooperazione tra i membri del G20 e i paesi in via di sviluppo nel settore dell’alimentazione e dell’agricoltura per progredire meglio, condividere le conoscenze e aiutare a sviluppare capacità di produzione interna più adatte alle esigenze locali e contribuire alla resilienza e al recupero dell’agricoltura e delle comunità rurali. Il grande obiettivo è incrementare la multilateralità.

C’è anche un focus sul trasferimento tecnologico non solo in verticale, ma soprattutto in orizzontale, verso i paesi meno sviluppati in modo che possano fare un salto e rafforzare i loro sistemi alimentari. Emerge però anche in questo caso, l’assenza di impegni concreti, soprattutto quando la priorità è fare in fretta e le cornici istituzionali e diplomatiche, per quanto necessarie, potrebbero non bastare.

Nel comunicato finale del G20 Agricoltura però una novità importante c’è: per la prima volta appare un riferimento esplicito al genome editing, cioè le tecnologie di ultima generazione per modificare il genoma delle piante producendo i cosiddetti nuovi OGM.

Tecnica controversa su cui anche a livello europeo si sta provando ad accelerare i tempi per arrivare ad una decisione finale. I suoi sponsor la dipingono come panacea per l’insicurezza alimentare perché permetterebbe di creare colture più resistenti all’impatto dei cambiamenti climatici, agli insetti, e più ricche di nutrienti. Un passaggio fondamentale per supportare la crescita della popolazione mondiale e, al tempo stesso, arrivare all’obiettivo fame zero. Per chi diffida del genome editing bisogna sottolineare che invece si tratta di OGM mascherati, di cui non si conoscono eventuali ricadute in termini di salute e di impatto sugli ecosistemi.

L’uso delle New Breeding Techniques (NBTs), come il CRISPR ad esempio, favorirebbe poi le grandi multinazionali e inasprirebbe i problemi che gravano già sulle filiere e sui sistemi alimentari nel complesso.

Il G20 italiano assume quindi una posizione possibilista, inserendo il tema nel comunicato finale, potrebbe essere l’inizio di un vero e proprio cambiamento.