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di Francesco Della Corte

In un momento così delicato come quello che stiamo attraversando, è giusto essere cauti e evitando la “quotidianità sociale”, ma allo stesso tempo però, è altrettanto indispensabile  interagire con le istituzioni e fare in modo che queste ultime, sia locali, sia nazionali che sovranazionali, non abbassino mai la guardia verso le problematiche da affrontare, soprattutto quelle ambientali.
Su questa scia, FareAmbiente, attraverso i network istituzionali e contatti preposti, continua a lavorare sulle proposte concrete già sviluppate, elaborate e discusse nei legittimi consessi, come ad esempio quelle sul Green New Deal, presentate a febbraio 2020 al Parlamento Europeo.
Negli ultimi anni qualcosa si sta muovendo. Il seme della coscienza ambientale, quello che da sempre FareAmbiente cerca di disperdere, finalmente sembra attecchire, fra le persone ma soprattutto in seno alle istituzioni. Molte delle scelte ecosostenibili, che solo pochi anni fa sembravano pura utopia, oggi finalmente, grazie alla tenacia dei cittadini, ma soprattutto alla consapevole presa di coscienza delle istituzioni, sono oggi una concreta realtà.
Encomiabile come le istituzioni europee stiano finalmente affrontando la partita del cambiamento climatico con scelte concrete in direzione, proprio del “nuovo patto verde”, mettendo al centro delle loro attività proprio la sfida ambientale, impegnandosi a trasformare entro il 2050, il vecchio continente, nel primo blocco di paesi del mondo ad impatto climatico zero.
La direzione intrapresa è quella giusta, ma la strada è oggettivamente ancora in salita!

Per questo, il Movimento Ecologista Europeo FareAmbiente, attraverso l’autorevole supporto dell’europarlamentare, Aldo Patriciello, e di tanti altri “amici dell’ambiente”, vuole rilanciare e ribadire le 5 proposte operative che grazie all’impegno di Aldo Patriciello, son finite sul tavolo di Ursula von der Leyen. L’obiettivo è dar vita a nuove iniziative e provvedimenti concreti che vadano ad incentivare sempre più la green economy.

Le proposte presentate e discusse lo scorso febbraio sono:

1) Favorire la transizione green detestando le imprese per cinque anni.

2) Semplificare le procedure volte ad adottare le imprese della green economy e ridurre i costi burocratici per le imprese green.

3) Investimenti green fuori dal patto di stabilità.

4) Introduzione in tutta Europa dell’Educazione Ambientale come materia di studio in tutte le scuole di ogni grado e ordine.

5) Formazione professionale a vocazione ecologica.

Un indefettibile bisogno di cambiare rotta, un bisogno enunciato dagli stessi economisti ed i rappresentanti del mondo produttivo, consapevoli che bisogna intervenire con azioni concrete e mirate alla salvaguardia dell’ambiente. Nuove economie sostenibili basate sul rispetto e sulla salvaguardia delle risorse naturali, l’economia circolare ne è l’esempio. Tutti approcci economici accomunati da una presa di coscienza globale presenti nel Nuovo Patto per l’Ambiente Europeo: l’imperativo è fare immediatamente qualcosa prima che sia troppo tardi. Purtroppo è già emergenza da tempo, la posta in gioco è il destino e la sopravvivenza dell’uomo.

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