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giovedì, 22 Febbraio, 2024

DDL ZAN, C’È CHI DICE NO

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di Abbatino

Va in aula al Senato, per la sua ultima tappa, il famigerato ddl che porta il nome del deputato Zan. E ha votato no!

L’opinione pubblica è già divisa, con i pro e con i contro e gli italiani si dividono tra manifestazioni pro e contro, in piazza e sui social. Le semplificazioni si sprecano, d’altra parte buttarla sulla solita divisione tra omofobi e non omofobi semplifica il quadro e aiuta chi cerca sempre di non dover approfondire i temi, lanciando al vento una parola negativa che qualifica la posizione avversaria. Quindi tutti omofobi quelli che non vogliono l’approvazione del ddl zan. Certamente è più facile parlare di omofobia che non di diritto penale. Non è lo strumento più adatto a porre argine a una inciviltà come la discriminazione, ma neppure si può evitare di parlare del tema nel merito, cioè secondo i termini giuridici che la legge prevede. “Imputato principale” è il testo che lascia molto poco margine alla libertà di pensiero. La discrezionalità in Italia ha rappresentato spesso una via di uscita per orientare le sentenze all’ideologia. Prima della legge sulle unioni civili basta ricordare quante sentenze uscirono per orientare l’opinione pubblica verso le unioni omosessuali. Però è certo che la stessa legge sulle unioni non ha salvato dalle discriminazioni o dai (pochi) casi di intemperanze nei confronti dei gay. La migliore medicina contro la discriminazione non può essere una legge penale che vieta le opinioni difformi, ma l’educazione al rispetto dell’altro, salvaguardando la libera opinione su temi etici dedicati che debbono essere affrontati nel rispetto delle libertà personali.

Ma non finisce qui: c’è la norma che cancellerebbe dunque il dualismo uomo-donna a vantaggio di un’autopercezione individuale per la quale non verrebbe neppure richiesta una forma di stabilità. Sarebbe il caos.

C’è poi il problema della sovrapposizione terminologica tra sesso e genere: è il primo, secondo la nostra Costituzione, a essere parametro per l’assegnazione dei diritti, non il secondo. La definizione di “genere” è controversa, non unanimemente percepita come in giurisprudenza.

E molto molto altro che divide e non unisce. Una legge ideologica come ce ne sono state tante in passato, che apre probabilmente la strada ad un prossimo referendum in caso di vittoria dei favorevoli alla legge. Una legge posta all’ordine del giorno in parlamento, ma di scarso interesse per la nazione: gli italiani pensano ad altro.

 

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