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venerdì, 12 Aprile, 2024

COORDINAMENTO SPETTACOLO LOMBARDIA: “IL RISCHIO È L’ESTINZIONE”

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di Susanna Russo

Coordinamento Spettacolo Lombardia nasce, a tutti gli effetti, il 30 Maggio 2020 con la prima decisiva presa di posizione e conseguente protesta in Piazza Duomo, e in contemporanea in altre piazze italiane, che vede coinvolti tutti i lavoratori dello Spettacolo. In questi mesi hanno organizzato decine di presidi e iniziative davanti ai palazzi istituzionali e ai teatri, redatto e unificato documenti, e creato un Tavolo Permanente all’interno del Comune di Milano. Il Coordinamento è composto da diverse comunità tra cui: Lavoratrici e Lavoratori Spettacolo Lombardia, Attrici Attori Uniti, Movimento di Scena, Teatranti Uniti Como e Provincia, Brescia Unita Lavoratrici e Lavoratori dello Spettacolo. Il 27 Marzo, giornata dedicata al Teatro, il Coordinamento Spettacolo Lombardia ha deciso di occupare il Piccolo Teatro di Milano. La protesta nasce dalla necessità di dar voce ad una categoria dimenticata, abbandonata, e altamente provata dalla pandemia, i lavoratori dello spettacolo. I Teatri di tutta Italia sono chiusi da ormai più di un anno, e in questi giorni le realtà teatrali di tutta la nazione stanno insorgendo per venir quantomeno prese in considerazione ed ascoltate.

L’idea iniziale del Coordinamento era quella di occupare giorno e notte lo storico teatro, ma, scendendo a patti col Direttore Claudio Longhi, si è deciso di stazionare presso il Teatro rispettando i suoi orari di apertura e chiusura. Questi giorni di occupazione sono ricchi di iniziative, dibattiti, laboratori ed incontri. Fino ad ora, tra i numerosi ospiti che hanno presenziato, ci sono i Direttori dei principali teatri milanesi, inoltre attori, medici, e psicologi.

Nella giornata di oggi, 31 Marzo, sarà presente l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno; a seguire appuntamento con i Direttori dei Teatri Nazionali e con gli 11 Assessori delle città di Roma, Palermo, Milano, Genova, Torino, Bologna, Venezia, Ancona, Bari, Cagliari e Firenze.

Prima di tutto: che cosa vi ha portati, sabato 27 Marzo, Giornata Mondiale del Teatro, ad occupare un luogo storico come il Piccolo Teatro di Milano?

«L’azione di presidio permanente iniziata dal CSL sabato 27 marzo nel chiostro del Piccolo Teatro di Via Rovello, ha un valore simbolico: la ricostruzione del nostro settore non può che avvenire nel luogo fisico dov’è stato ricostruito culturalmente, nel secondo dopoguerra, un teatro italiano popolare d’arte.»

 

Perché non ci si può più accontentare dei fondi stanziati dal Governo per i lavoratori dello spettacolo?

«I fondi-ristoro sono provvedimenti “una tantum”, mai progettualmente sistematici e capillari. “Sembrano” mediaticamente qualcosa che, nella sostanza finanziaria, non sono: poco più di 6mila euro in 13 mesi di stop forzato. I conti non tornano.»

 

I lavoratori del Piccolo Teatro hanno mostrato delle resistenze alla vostra protesta, e non vi hanno garantito il loro appoggio. Come avete preso questo fatto?

«Teniamo profondamente al dialogo coi lavoratori del Piccolo, e comprendiamo l’attaccamento professionale e affettivo alla loro casa. Trovarci degli estranei dentro è stato sicuramente poco piacevole, ma ci stiamo confrontando e chiarendo, vogliamo sperare.»

 

Il Ministro Franceschini, dopo un anno di sipari abbassati, aveva teorizzato, a partire da fine mese, una riapertura per le “regioni gialle”. Come avete valutato questa ipotesi?

 «Riaprire alle sole “regioni gialle” non farà che esacerbare la forbice sociale della disparità. Dovremmo essere tutti messi nella condizione di concorrere alla ripartenza. Non giocheremo con la stessa mano, ma almeno lo stesso numero di carte.»

 

Quali sono i rischi che corrono il Teatro, i suoi lavoratori, ma anche il suo pubblico, se questa situazione dovesse protrarsi per altro tempo?

«Il rischio è l’estinzione.»

 

Un intero anno ad aspettare Godot, e l’attesa per ora non sembra ancora essere arrivata al termine. Che cosa vi aspettate accadrà adesso? In cosa sperate?

«Siamo “stanchi dei sogni”. In fondo al vaso di tutti i mali, il Vaso di Pandora, c’è proprio la speranza.»

 

Secondo la vostra personale opinione, come sarà il teatro nell’era post Covid-19?

«Il nostro lavoro cambierà, se è lo specchio rovesciato della società. È inutile accanirsi e fare funerali. Abbiamo di fronte nuovi scenari. Servono nuove forme e contenuti, sono quelli casomai che languono nell’incessante borbottio dei nostri social eternamente accesi.»

 

 

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