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giovedì, 25 Aprile, 2024

#conosciiltuosguardo. E TI VENGO A CERCARE

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di Angelo Portale

La fine di un anno porta sempre con sé un misto di speranza e malinconia. In me porta sempre anche una sorta di anelito che non si accontenta di tutto ciò che questa vita può darmi. È come una bramosia di infinito, accesa dal confronto con l’interrogativo che riguarda il tempo: il calendario mi dice che finisce un anno e ne inizia un altro. Cosa significa? Cos’è questo tempo che tanto mi affascina e mi intimorisce?

La vita non subisce nessuna interruzione. Le cose continuano ad andare avanti. Non c’è nessun arresto di tempo il 31 dicembre, nessuna sosta esteriore, tutto continua a scorrere con continuità. Eppure il mio spirito quasi si trascende e osserva la persona che sono. Mi chiede del recente passato, mi chiede del prossimo futuro, mi costringe a trovare significati che trascendono questa durata meramente terrestre. Il mio spirito non si accontenta di vivere su un piano puramente orizzontale. Ha bisogno estremo di appellarsi ad una ragione sovrannaturale, come ad una leva che gli permetta di sollevare questo mondo dalla sua finitezza. Ha bisogno di ricevere una parola dall’eterno, di trovare un fondamento incrollabile dove appoggiarsi e poter evolversi in continuazione senza perdere la sua identità. Il mio spirito si sente indigente ed elemosina a colui che viene chiamato Dio ricchezze che non sono di questo mondo.

Molto più che in altri momenti il mio spirito sente vero questo versetto di Paolo ai Corinti «[…] passa veloce la scena di questo mondo». Mai come in questo periodo riascolto continuamente il sublime pezzo di Franco Battiato E ti vengo a cercare. Il mio spirito ha bisogno di cercare Dio, così come può, così come riesce a farlo, ma ha bisogno di sapere che la sua ricerca non si è fermata, altrimenti impazzisce. Mai come in questo periodo mi domando sul senso della vita e sul significato del tempo. Perché, tormentandomi mi chiedo, viviamo continuamente una sorta di frustrazione data dal fatto che la volontà desidera secondo un’ottica infinita mentre quello che riusciamo a realizzare è sempre limitato e perfettibile? Perché dobbiamo sopportare questa perenne angustia?

Ecco, vi confesso che riesco a calmare la tempesta di queste domande solo se vedo la mia esistenza dentro un spazio infinito, dentro un tempo eterno, solo ascoltando una parola che mi parla da oltre la natura: una parola di vita eterna.

Il mio spirito è insaziabile di significati, riesco a rasserenarlo solo se crocifiggo la ragione, se accolgo il paradosso e la contraddizione, il sovrannaturale, la fede!

Auguro a ciascuno di voi di sentire il radicalissimo anelito che, nel più profondo del vostro spirito, brama ragioni oltremodo sovrannaturali, per avere la forza di continuare il cammino interminabile della coscienza che incessantemente ha bisogno di espandersi. E mi raccomando, non dite mai a qualcuno: “Sei una persona speciale, rimani così, non cambiare mai”, perché è una bestemmia contro l’evoluzione dell’altro, una idiozia contro l’infinito, una eresia contro Dio. L’altro non deve rimanere com’è, deve diventare sempre più autenticamente se stesso, deve costantemente trascendersi.

Cos’è il tempo, mi chiedo. Per me è il continuo bussare alla porta dell’infinito per consegnarci l’eternità.

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