di Susanna Russo

Sabato 11 Settembre si è conclusa la 78ª edizione del Festival di Venezia e tra le tante parole che si sono spese durante ed in merito alla manifestazione, ce ne sono alcune che sono rimaste impresse nella mente di chi le ha ascoltate e sulla carta dei giornali che le hanno riportate.

Il discorso che più ha fatto discutere è sicuramente quello tenuto da Benigni, che ha voluto condividere e dedicare la gioia per il Leone d’Oro alla Carriera alla moglie e collega Nicoletta Braschi: “stare con te e senza di te è l’unico modo che ho per misurare il tempo”, così l’attore e regista si rivolge alla compagna di una vita e definisce ciò che li unisce come “amore a prima vista, a ultima vista, a eterna vista”.

Le parole di Benigni hanno fatto il giro di tutti i social, sono state commentate da chiunque, udite o lette con stupore e meraviglia dai più, ma anche con spirito critico, per non dire polemico, da molti altri.

Piuttosto atteso e prevedibile il commento di Vittorio Sgarbi, che ha subito saputo ricondurre le citazioni utilizzate dall’artista toscano ai legittimi proprietari, quali Jorge Luis Borges e Nabokov, che a sua volta le fa pronunciare al Professor Humbert, personaggio del celebre romanzo Lolita.

Più inaspettata la polemica di Michela Murgia, che attraverso il suo articolo pubblicato su L’Espresso, condanna “la storiella perfetta in cui la donna straordinaria fa diventare Presidente o Premio Oscar qualunque uomo finisca per sposare”.

Tra chi si è schierato contro la smielata dedica di Benigni e chi invece ha guardato con ammirazione ad un amore così profondo ed esibito, nessuno ha però osato mettere in discussione l’onestà di tale sentimento. Ciò che può forse essere messo in discussione sono le modalità, l’affanno, l’euforia ed il luogo che è stato scelto per una dichiarazione così intima ed assoluta.

Decisamente su un altro registro è il discorso di Paolo Sorrentino, che con grande umiltà ed emozione si è portato a casa il Gran Premio Speciale della Giuria per È stata la mano di Dio, film decisivo non solo per il suo percorso professionale, ma anche per quello umano. Il film in gara è infatti autobiografico e racconta i traumi vissuti dal regista fin dall’infanzia.

Sorrentino ringrazia in modo sommesso e pacato la moglie, “che lo sopporta da 20 anni” e con gli occhi velati di lacrime, quasi in un sussurro, aggiunge: “nel giorno del funerale dei miei genitori, il preside della mia scuola mandò solo una rappresentanza di 4 compagni di classe e io ci rimasi malissimo, ma questo non ha più importanza, perché oggi c’è tutta la classe, che siete voi”.

Tralasciando polemiche e opinioni avverse, c’è quindi una conclusione semplice e quasi lampante che si può trarre da questi giorni di celebrazione del Cinema: alla base di ogni atto artistico c’è un atto d’amore e un’innata necessità di condivisione.