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lunedì, 22 Aprile, 2024

COME SI PRESENTA L’ITALIA AI MILIARDI UE? POCA CRESCITA, TANTE DIVISIONI, TROPPO SOMMERSO

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di Mario Alberto Marchi

Presi dalle sconfortanti notizie sull’economia post covid e dalle prospettive di rilancio con i miliardi in arrivo dall’Europa, quasi tutti hanno trascurato il quadro offerto qualche giorno fa dall’Istat sulla distribuzione della produttività e del pil nel paese, aggiornati al 2019. Una descrizione indispensabile, proprio in vista della distribuzione di importanti risorse.

Leggendo il report, scopriamo che nel Nord Est si registra

una crescita del Pil dello 0,5%, trainata dagli andamenti positivi delle Costruzioni (+3,1% rispetto al 2018). L’Agricoltura, invece, fa registrare la riduzione più marcata di tutto il territorio nazionale (-6,4%), a causa dei cattivi risultati di viticoltura e frutta.

Nel Nord-ovest il Pil è aumentato dello 0,4%, poco sopra la media nazionale; la crescita è stata rallentata dall’Industria (-0,6%), e anche qui dell’Agricoltura (-2,6%).

La crescita al Centro si è attestata a +0,3%, in linea con la media nazionale, con gli aumenti più consistenti nel Commercio (+1,9%) e nelle Costruzioni (+1,2%);

La crescita più lenta si registra nel Mezzogiorno, dove il Pil è aumentato solo dello 0,2%. Importanti sono i dati sul lavoro, in base ai quali andranno costruiti gli investimenti.

Il divario tra Nord e Sud viene confermato da una crescita dell’occupazione sensibilmente al di sopra della media nazionale nel Nord, grazie principalmente al contributo del Nord-est, dove gli occupati risultano in crescita dell’1,2% rispetto al 2018. Nel Nord-ovest, la crescita è appena superiore alla media nazionale con +0,6%.

Al Centro, l’occupazione nel 2019 è cresciuta dello 0,3%, mentre il doto più sconfortante è nel Mezzogiorno, con un aumento solo dello 0,1%.

Per guidare non solo le politiche di sviluppo, ma anche quelle fiscali, è importante considerare il ruolo dell’economia sommersa che rappresenta un elemento invisibile, capace spesso di cambiare considerevolmente gli equilibri reali. Continua ad essere molto presente nel Mezzogiorno, dove rappresenta il 18,8% del complesso del valore aggiunto, seguita dal Centro (13,8%). Sensibilmente più contenuta, e inferiore alla media nazionale, è l’incidenza nel Nord-est (10,9%) e nel Nord-ovest (10,3%).  Anche nelle macroaree più virtuose – comunque – l’attestarsi del dato sopra al 10% deve rappresentare un segnale forte: le politiche espansive vere non possono prescindere da un progetto di emersione. Andando a guardare i numeri più dettagliati, si scoprono mondi opposti:

la Calabria è la regione in cui il peso dell’economia sommersa è massimo, con il 21,3% del valore aggiunto complessivo; l’incidenza più bassa si registra invece nella Provincia Autonoma di Bolzano, con un 8,4%.

Una cosa è certa: si tratta di numeri che mostrano un paese estremamente complesso, con lacune criticità acute. Trascurare anche uno solo di questi numeri renderebbe zoppa qualsiasi operazione per il futuro.

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