di Veronica Graf

Ancora una volta è pesca selvaggia, è poco amore e rispetto per il mare e il suo patrimonio di vita sommersa. Teatro di questo ennesimo scempio sono i famosissimi Faraglioni, luogo simbolo di Capri e meta turistica indiscussa.

La Procura di Napoli e della Guardia di Finanza ha notificato una ventina di misure cautelari con l’accusa di devastazione ambientale attuata per scavare dalle rocce del Porto di Napoli e dei Faraglioni di Capri per prelevare dalle rocce i datteri di mare, costosi e richiestissimi molluschi che vengono estratti picconando e infliggendo un grave danno all’ecosistema marino, per alcuni quella di Capri è un disastro ambientale, la pesca selvaggia porta danni irreparabili all’ecosistema, un dattero di mare impiega anche 30 anni per attaccarsi e insinuarsi nelle pareti rocciose, grazie al quale poi diventa un piatto prelibato per i palati sopraffini.  Secondo quanto accertato da un pool di esperti che hanno fatto da consulenti agli inquirenti, è emerso che le operazioni illegali di prelievo hanno desertificato l’ecosistema che si trovava sul 48% delle pareti sommerse dei Faraglioni. Si tratterebbe di un procedimento senza precedenti.

In pochi conoscono il dattero di mare, un mollusco bivalve e un mitile proprio come la cozza il cui prezzo però è ben diverso, si arriva fino a 200 euro al chilo. Abbondano nel Mediterraneo, soprattutto sulla Costa adriatica, però restano molluschi di difficile approvvigionamento e per questo la pesca del dattero di mare è vietata per legge.

Molto nutrienti e soprattutto molto gustosi, si possono mangiare cotti, ma sembra che in molti preferiscano mangiarli crudi. I datteri di mare a pieno sviluppo misurano circa 8 – 9 cm. L’estrazione di questi mitili è veramente selvaggia: richiede lo smantellamento delle rocce in cui crescono, portando desertificazione della costa e la distruzione di interi habitat.