di Francesco Della Corte

 

Che l’Italia fosse ricca di monumenti e di arte è un fatto risaputo, basti pensare che oltre due terzi del patrimonio storio artistico riconosciuto dall’Unesco è proprio qui, ma non tutti sanno però che in Campania ci sono molti altri siti archeologici semi sconosciuti, oltre ai ben noti Pompei ed Ercolano.

Uno di questi è l’antica Cales, attuale Calvi Risorta, cittadina dell’entroterra casertano, nei pressi di Capua, fondata dagli Ausoni, popolo di ceppo indoeuropeo. Cales è stata per secoli un crogiolo di incontro di civiltà e culture italiche come quella etrusca, aurunca, sannita e per finire quella romana.Nel 335 a.C. divenne capitale della Campania Romana, fra i cui compiti anche quello di vigilare sui porti sia campani, che della Magna Grecia. Nel terzo secolo a.C., contava già una popolazione superiore a 65000 abitanti e disponeva già di una moneta propria, il caleno, è stata narrata e decantata dai più grandi scrittori latini del tempo. Cicerone la definì civica magna, Strabone parlava dell’antica Cales come di una urbs egregia et splendida, infatti essa era nota nei territori  romani sia per le pregiate ceramiche e terrecotte, contraddistinte dalla tipica vernice nera decorata a rilievo, che già all’epoca veniva esportata in tutto l’Impero, ma anche e soprattutto per l’industria di strumenti ed utensili agricoli. Altra eccellenza il Caleno, vino prodotto sulle colline limitrofe.

Lo stesso Catone racconta, ma non è confermato, che a Cales fu inventato il calesse. Nell’antica Cales non mancavano nemmeno i centri termali: grazie alla salubrità delle acque minerali naturali erano stati costruititi eleganti centri termali citati da Plinio, Orazio e Giovanale. Di essi, ancora oggi, se ne intravede la struttura interna con le fini decorazioni con stucchi policromi nei pannelli a rilievo, nelle basi delle colonne marmoree che reggevano la struttura.

Ma senz’altro il fiore all’occhiello dell’antica Cales, è rappresentato dai due edifici che essa aveva per gli spettacoli: il Teatro e l’Anfiteatro, il primo per le rappresentazioni sceniche, mentre il secondo era adibito esclusivamente per poter assistere ai combattimenti tra gladiatori o tra questi ultimi ed animali feroci. Ancora oggi questi siti, seppur tristemente poco visitati, e avvolti da una natura selvatica, sono ancora ben visibili, ottimamente conservati ed è davvero suggestivo poter ammirare, dopo migliaia di anni la grandiosità, la bellezza, la cultura e le tradizioni di un popolo dal vivace intelletto come quello italico dell’antichità.

L’auspicio è che le competenti istituzioni nazionali trovino i fondi per promuovere in maniera adeguata un’ennesima parte d’Italia che potrebbe essere un volano per il comparto turistico.