di Cristina Florenzano

La popolazione mondiale conta circa 8 miliardi di abitanti. I consumi di energia sono quasi triplicati e quelli di materiali sono quadruplicati. Affrontare la crisi climatica, la scarsità delle risorse naturali e assicurare prosperità, a tanti e non a pochi, tutelando natura, biodiversità e servizi eco-sistemici, indispensabili per le presenti e le future generazioni, significa che la transizione necessaria ad azzerare le emissioni nette di gas serra e completare l’attuazione di un’economia circolare e rigenerativa, deve completarsi in pochi decenni.
Certamente non è obbligatorio ma senza dubbio indispensabile per assicurare un benessere durevole e inclusivo, basato su una maggiore giustizia sociale e ambientale, ed utile anche a sostenere ed estendere conquiste fondamentali come le libertà democratiche e i diritti individuali e civili.
La pandemia da Covid-19 ci ha mostrato quanto siamo vulnerabili, ma il fallimento della transizione ecologica ci espone a rischi ancora più devastanti. Questa consapevolezza è tanto più essenziale in questo momento doloroso della storia europea, con una guerra d’invasione in corso, finanziata anche con le nostre importazioni di gas, di petrolio e di carbone. Operare per la pace richiede oggi di accelerare la transizione energetica e climatica, con misure straordinarie per il risparmio, l’efficienza energetica, per la circolarità della nostra economia e per il rapido sviluppo delle fonti rinnovabili di energia, necessario per abbattere le emissioni di gas serra e, visti i loro notevoli minori costi rispetto ai combustibili fossili e all’energia nucleare, anche per ridurre le bollette energetiche. Per prevenire le guerre e dare solidità alla pace è necessario rafforzare il ruolo delle istituzioni internazionali, l’iniziativa politica e diplomatica multilaterale, la cooperazione internazionale.
Se da un lato, in coerenza con l’art. 11 della Costituzione, si afferma il sacrosanto diritto a difendersi di fronte a un’aggressione, dall’altro, coerentemente allo stesso articolo, sarebbe deleteria una nuova corsa internazionale agli armamenti e alle armi nucleari. Di fronte a una situazione di rischio e di instabilità sarebbe opportuno andare verso una difesa europea comune, attraverso un uso più razionale e condiviso delle risorse. In tale ottica, la transizione ecologica rappresenta una grande opportunità di innovazione e di sviluppo sostenibile, alla base del Green Deal europeo. L’Italia, che è fra leader europei del green economy, deve spingere l’innovazione con maggiore determinazione poiché il made Italy e le eccellenze di diversi settori e produzioni non possono più prescindere da un’elevata qualità ecologica. Le sfide che abbiamo di fronte richiedono la realizzazione di cambiamenti di vasta portata in tempi rapidi: cambiamenti che richiedono efficaci politiche e misure di governo. La transizione ecologica non si fa solo con le regole, ma modificando consumi, stili di vita, produzioni e processi produttivi. Consumi e stili di vita responsabili e sostenibili richiedono maggiore senso civico, consapevolezza degli interessi condivisi della comunità umana, impegno personale, esercizio attivo della cittadinanza. Produzioni e processi produttivi sostenibili richiedono responsabilità sociale delle imprese ed estesa dei produttori: verso la natura, la cittadinanza e le future generazioni. Ecco perché è necessario l’impegno pieno della politica e delle istituzioni verso la nuova economia verde.