di Livia Caliopi Biro

Ormai sempre più persone sono consapevoli dell’enorme quantità di rifiuti che vengono prodotti dall’industria della moda e dei relativi danni, nonostante ci sia un crescendo di brand che scelgono una produzione più sostenibile impegnandosi verso modelli di business più equi sia per l’ambiente, sia per chi lavora in queste fabbriche in condizioni disagiatissime. Nel tentativo di trovare soluzioni efficaci e metodi per ridurre l’impatto ambientale, fra le tante proposte, sono emersi negli ultimi anni servizi di noleggio di abbigliamento. Sfortunatamente, ad oggi sono ancora pochissimi dati concreti che possano confermare che effettivamente questi servizi siano una soluzione al problema ambientale legato al fashion system.

Per un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Research Letters, un gruppo di ricercatori ha calcolato le emissioni di gas serra generate dal possesso, rivendita, riciclo, noleggio e smaltimento dei capi. 

I risultati rivelano che paradossalmente l’impatto climatico maggiore è causato proprio dal noleggio, seguito in secondo posto dai processi di riciclo.

Prendendo in esame ad esempio un paio di jeans, i ricercatori hanno calcolato il “potenziale di riscaldamento globale”, ossia le emissioni di gas serra prodotte durante l’intero ciclo di vita dei jeans: dalla produzione e trasporto, al lavaggio e smaltimento. I risultati confermano che il noleggio genera la più grande quantità di emissioni e sono causati prevalentemente dal trasporto. La ricerca afferma che se le aziende di logistica e trasporto rivoluzionassero il loro metodo operativo per arrivare a produrre zero emissioni, o quasi, l’affitto diventerebbe realmente una buona alternativa rispetto all’acquisto di vestiti nuovi.

Per agire in maniera più consapevole il primo passo è aumentare le volte in cui si indossano i vestiti prima di dismetterli, dando così longevità ai propri capi, e di conseguenza acquistarne meno. Sembra essere una soluzione semplice, eppure uno studio della Ellen MacArthur Foundation rivela che la produzione di abbigliamento continua ad aumentare, mentre mediamente diminuiscono le volte in cui si indossano i capi, purtroppo sono le conseguenze dell’ormai assodato fenomeno del fast fashion.

Un’alternativa che sicuramente porterebbe benefici al Pianeta sarebbe di attuare dei sistemi di moda circolari: un approccio che consente di riutilizzare, riciclare e rigenerare prodotti e materiali. La produzione circolare si basa su tre principi fondamentali: ridurre al minimo gli sprechi e l’inquinamento, aumentare la longevità del prodotto, rigenerare i materiali per creare nuove risorse eliminando gli sprechi.