di Martina Biassoni

La Giornata Internazionale della Donna, che si celebra l’otto marzo celebra le conquiste e i diritti che con tanta fatica ora sono finalmente propri di tutte le donne.

Quest’ultimo anno di pandemia ha visto un’impennata di chiamate al 1522, il numero nazionale antiviolenza, e se consideriamo che i tre quarti del tempo queste stesse donne li hanno passati barricate in casa con il loro carnefice, è tristemente facile arrivare all’epilogo: sono aumentati anche i femminicidi, i quali solo dall’inizio di gennaio 2021 sono già 12. Ed è in quest’occasione che avremmo dovuto ricordare non solo le dodici donne che hanno perso la vita a causa di sentimenti malati, possessivi, opprimenti e deviati delle persone che avrebbero soltanto dovuto dedicar loro tutto l’amore possibile, ma dovremmo ricordare tutte le donne vittime di femminicidio.

I comportamenti irrispettosi nei confronti delle donne sono, però, talmente tanto integrati e parte della cultura popolare che diventano anche complessi da estrapolare ed isolare come il mansplaining (da man ed explaining), ossia quell’atteggiamento paternalistico di alcuni uomini quando spiegano a una donna qualcosa di ovvio, oppure qualcosa di cui lei è esperta, perché pensano di saperne sempre e comunque più di lei oppure che lei non capisca davvero.

Essere donna nel 2021è ancora un’immensa sfida e comporta molti rischi: da donna si vive con la convinzione di essere perennemente in pericolo, paura continuamente confermata dagli avvenimenti di cronaca (l’ultimo lo scorso venerdì, in un parco di Roma, vittima una ragazza di 22 anni mentre faceva jogging); la certezza di essere sempre paragonate a colleghi maschi e di essere le prime che verranno lasciate a casa nei momenti di difficoltà, senza pensare alle disumane clausole che obbligano a non rimanere incinte pur di poter continuare a lavorare o all’essere perennemente considerate inferiori rispetto a colleghi del sesso opposto. 

Oppure ancora, assurdo che si dubiti delle capacità di una persona soltanto perché donna, e soltanto perché è più facile per molti pensare “chissà che cosa ha fatto per arrivare lì”, rispetto a complimentarsi ed accettare che nel mondo siano molte le donne dalle grandiose capacità. Per non dimenticare tutti quei comportamenti giustificati con “sono solo ragazzi” per cui si sorvola su accaduti poco gentili. 

Rimane una dolceamara consapevolezza: ancora la parità è un sogno da conquistare, una lotta da portare avanti con  la forza di chi non s’arrende di fronte agli ostacoli, anche se oggi non dovrebbe più essere necessario lottare e faticare il triplo per poter avere diritti inalienabili automaticamente assegnati dalla nascita a tutti gli esseri umani.