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di Gabriele Rizza

I cambiamenti economici, sociali e politici non sono mai figli di un singolo evento, le loro radici e il loro mostrarsi nella quotidianità non sono riconducibili ad un singolo anno, forse nemmeno ad un lustro o ad un decennio. I cambiamenti non sono rintracciabili nella cronaca, bensì nella storia, quella di lunga durata. La cronaca però ci fa tenere salda in mano la realtà, non ci fa smarrire, o perlomeno, offre un filo da portare avanti lungo la strada da percorrere senza smarrire il senso di quella percorsa. Perciò, riavvolgere il nastro di un singolo anno, quello appena passato, il più stravolgente da mezzo secolo a questa parte, non è un’operazione a favore dei ricordi ma dell’attualità, indica come vivremo l’anno appena arrivato e mostra le possibilità che la popolazione ha per incidere sull’oggi in nome del domani. Perché, al netto dei fatti di questo 2020, viviamo ancora in una democrazia e l’incidere della popolazione ha ancora valore, così le riflessioni vanno fatte sullo stato di salute della democrazia italiana.
Infatti, il grande sconfitto politico dalla pandemia è il Parlamento. Sia chiaro: situazioni straordinarie richiedono provvedimenti straordinari, ma il 2020 è stato l’anno della conferma dello svuotamento di senso dell’Istituzione democratica e rappresentativa per eccellenza. Passino i numerosi dpcm (peraltro in dubbio di legittimità costituzionale) ma nell’elaborazione delle strategie sanitarie ed economiche, il Parlamento non ha avuto alcuno ruolo di rilievo. Basti pensare alla legge di bilancio di fine anno: le opposizioni hanno avuto un misero giorno per valutarlo, fatto inaccettabile. Per non parlare della vittoria al referendum del taglio di deputati e sanatori, testimone di uno scollamento netto tra piazza e palazzo che non si vedeva nemmeno ai tempi di Tangentopoli. C’è invece il trionfo dell’esecutivo, dei leader e dei singoli: un passo indietro in forma ultra moderno sotto forma social e di dirette sorridenti, che però ci porta indietro nel tempo. Le infatuazioni non sono più in piazza ma sulla bacheca Facebook, che permettono al Premier Conte di far attendere oltre un’ora per una diretta perché la strategia di marketing è quella di accaparrarsi più “mi piace” possibili alla pagina. È l’era dell’isolamento individuale, che di conseguenza in politica mette al centro l’uomo immagine – forte, cavalcando la solitudine. Il Parlamento va perciò recuperato nella sua dimensione comunitaria e non più di potere, va recuperato come opposizione al protagonismo politico, che di davvero democratico ha poco, sia a destra che a sinistra.

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