Da Stalin a Malenkov, da Sala a Salini, Forza Italia Brianza

di Max Buonocore

Il 9 Luglio a Monza si è aperto il sipario sull’ennesima tragedia politica di Forza Italia: la presentazione alla provincia brianzola del neo commissario regionale Massimiliano Salini.

Non che la (legittima) presentazione di un commissario, seppur nominato e non eletto, sia la tragedia in sé, ma la piega presa nel corso dell’incontro ha assunto via via i connotati di una resa dei conti attesa da molto tempo.

Una serata di non molta partecipazione, nella quale il malumore, percepito oramai da mesi, era evidente ed organizzata dal vice presidente di Regione Lombardia Fabrizio Sala, lo “Stalin” brianzolo.

Apre le danze proprio l’ex NCD Massimiliano Salini, da poco rieletto eurodeputato in Forza Italia, il quale parla del bisogno di rinnovamento e di cambiamento all’interno del movimento, senza meglio definire però obiettivi e passaggi della sua “via ambrosiana”, il nuovo corso che vorrebbe imprimere a livello regionale.

Chierichetti a parte, il pubblico insorge nel momento in cui il neo commissario regionale si propone di voler trovare un nome per il coordinamento provinciale.

E’ lì che il malcontento esplode ed a far detonare la bomba è il consigliere comunale di Monza Rosario Adamo, il quale si lascia andare prima in una analisi politica delle ultime elezioni amministrative ed europee (FI ai minimi storici, sconfitta ai ballottaggi e dove si vince si è esclusi dalle giunte) e successivamente sul ruolo che effettivamente hanno i valori di libertà e democrazia, sempre presenti nella retorica forzista, in un movimento provinciale che esclude chi non si riconosce nella corrente saliana. Adamo stesso, infatti, è stato escluso dalle elezioni provinciali nonostante il bagaglio di voti che si porta dietro e che gli ha consentito di vincere le provinciali del 2017 risultando terzo degli eletti. Stessa sorte toccata a sua figlia, consigliere uscente di Forza Italia nel Comune di Muggiò, eletta con 160 preferenze nel 2014 e deliberatamente esclusa per motivi mai chiariti. Una cosa assurda la non ricandidatura consiglieri uscenti, specie nel momento di difficoltà che Forza Italia sta vivendo a livello nazionale.

Si aggiungono al coro di protesta anche altri consiglieri comunali, in particolare quelli di Desio, città di 40mila abitanti, i quali, a fronte delle minacce di punizione per chi non segue le direttive, sfidano il Soviet Supremo brianzolo a colpi di: “Va bene: puniteci pure. Puniteci perché avanziamo riflessioni serie”.

Pochi altri intervengono a sostegno di Sala, parlando confusamente di regole da rispettare, ordini ai quali obbedire altrimenti ci si può accomodare alla porta, insomma temi e parole degni di un partito che si definisce liberale e difensore della libertà.

La situazione degenera in una confusione totale, lo stesso sindaco di Monza Allevi non resiste ed esce a fumare una sigaretta quando qualche sostenitore di Sala prende parola parlando, leggetelo come è scritto, di “Incarici che vanno rispettati”.

Per evitare il totale sfacelo, un Salini scioccato ed incredulo di trovare così tanto dissenso, prova a chiudere la serata ringraziando Sala per il sostegno ricevuto durante le elezioni europee ed invita quest’ultimo a chiudere con un intervento abortito sul nascere: nel momento stesso in cui prova a prendere la parola, Rosario Adamo torna alla carica incalzando il vicepresidente sui torti perpetuati e sulla mala gestione del movimento locale.  Sala non riesce neanche a parlare, anche a causa di un applauso forzato partito per zittire Adamo e salvare così Sala dall’incapacità di replicare. 

Accade così che quella serata che doveva aprirsi con una riconferma facile e studiata a tavolino, si chiude con un requiem per il merito, la libertà e la democrazia delle quali Forza Italia Monza e Brianza non potrà più parlare.

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