BOSNIA ERZEGOVINA: PROTESTA OPERAIA. La protesta degli operai di Tuzla si estende

L’annunciata chiusura di cinque grandi fabbriche, prima privatizzate e poi dichiarate fallite, è alla base dei violenti disordini che si stanno manifestando in tutta la Bosnia Erzegovina da mercoledì scorso quando, a Tuzla, importante polo industriale bosniaco, sono iniziati i primi cortei degli ultimi 200 operai mai pagati e successivamente licenziati.

La loro manifestazione ha innescato le proteste di tutta la popolazione della Bosnia, animata da un melessere generale, in un paese che conta il 30% di disoccupazione di cui il 60% giovanile, un paese in cui la gente non ha più da mangiare, i giovani non hanno lavoroin cui non esiste più l’assicurazione medica e neanche l epensioni per gli anziani, un paese in cui non sono garantiti i più elementari diritti.

Agli abitanti di Tuzla si sono uniti tutti i bosniaci che hanno organizzato cortei in tutto lo stato, persino i lavoratori della Republika Srpska, l’altra entità in cui è divissa la Federazione di Bosnia Erzegovina a maggioranza serba, sono scesi in piazza in solidarietà agli operai di Tuzla.

Man mano che trascorrevano le ore le manifestazioni si sono allargate in tutte le maggiori città della Federazione fino alla capitale Sarajevo, trasformandosi in una vera e propria rivoluzione, con assalti ai palazzi istituzionali.

Domenica i rivoltosi sono riusciti a forzare i blocchi della polizia, sono penetrati nel palazzo del governo cantonale di Tuzla e di Sarajevo dandoli alle fiamme, gli scontri con le forze dell’ordine, proseguiti per giorni, hanno portato all’arresto di circa 130 persone, numerosi i feriti da entrambi gli schieramenti.

Sempre nella giornata di domenica, il governatore del governo di Tuzla ha rassegnato le dimissioni ed il governo centrale ha ordinato, nel tentativo di placare gli animi, l’immediato rilascio delle persone fermate durante gli scontri.

Qualcuno del calibro di Zdravko Grebo, docente all’Università di Sarajevo e noto attivista dei diritti umani, parla già di “primavera della Bosnia”,  gli fa eco il noto regista, premio Oscar per il film “No men’s land” Danis Tanovic che ha postato sui social network l’arrivo della “primavera”.

E’ iniziata una nuova settimana per la Bosnia Erzegovina, potenziale candidato all’adesione all’U.E., è iniziata forse una nuova era dopo quella guerra che l’ha martoriata e devastata.

Bosnia Erzegovina: uno stato voluto venti anni fa dall’allora amministrazione democratica guidata da Bill Clinton, consorte, stagiste e dal loro Segretario di Stato Madeleine Albright, ideatori dell’accordo di Dayton (Ohio) del 1995.

Uno stato, la Bosnia, e successivamente il Kosovo, in cui l’amministrazione Clinton ha avuto un ruolo di finanziatore, consigliere politico e militare coinvolgendo persino gruppi che lo hanno ringraziato tre anni dopo con l’attentato alle ambasciate USA in Kenya ed in Tanzania e successivamente, nel 200, con l’attentato suicida ai danni del cacciatorpediniere USS Cole ormeggiato nel porto di Aden (Yemen).

Permettemelo, il simbolo del Partito Democratico statunitense è l’asino: che non sia l’essenza della loro preparazione in materia di politica estera?

Gian Giacomo William Faillace

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