di Stefano Sannino


La citt
à eterna, il caput mundi, il centro verso cui tutte le strade portano: Roma.
Conosciuta per la sua storia millenaria e la sua tradizione antichissima, Roma è senza dubbio il luogo che più di qualunque altro è stato cruciale per la storia delle religioni.

Capitale di un impero che si estendeva su quasi tutto il mondo conosciuto, sede delle istituzioni repubblicane tra le più antiche del mondo, voce di un popolo fiero della propria tradizione e della propria storia, la città laziale è stata il luogo dove tutto è cambiato per la fede umana.

Prima di essere una frazione di Città del Vaticanola città eterna è stata però la sede dei culti pagani più importanti della penisola italica, capaci di concentrare e di assorbire le tradizioni millenarie di tutti i popoli con cui la civiltà romana entrava in contatto nel corso della sua espansione.

Divinità greche, celtiche, germaniche, iberiche, egiziane e perfino il Dio abramitico del giudaismo e del cristianesimo hanno trovato a Roma un terreno fertile ed un luogo perfetto dove espandersi e proliferare. Non vi è una civiltà i cui dèi non abbiano trovato spazio nel pantheon romano, riadattato in continuazione, per essere sempre appetibile a chiunque dovesse incontrare la città di Roma.
Ma insieme a questo movimento costantemente innovatore e propenso al cambiamento, vi era a Roma anche un altro movimento, tradizionalista e chiuso, che costantemente si opponeva alla trasformazione del culto, appellandosi al mos maiorum, linsieme delle consuetudini tradizionali della città. La religione romana era quindi un insieme non omogeneo di convinzioni e di credenze che, se da un lato tendeva sempre allespansione ed alla crescita, dallaltro rifletteva la sua chiusura nelle figure di divinità come Cerere o Vesta, la cui funzione principale era proprio quella di mettere dei confini al mondo caotico in cui il cittadino romano viveva. Dopotutto, sotto lImpero Romano si assiste ad una complessità sociale che mai era stata sperimentata nel mondo occidentale: quanto più crescevano i confini dellImpero, quanto più il romano si vedeva immerso in un insieme di religiosità, credenze e tradizioni che non gli appartenevano. E così, in questo chaos sociale e religioso, solo due erano le strade che poteva percorrere: lassimilazione o la chiusura religiosa.
Questo atteggiamento ambivalente, che si vede nella storia umana in particolar modo proprio a Roma, si riflesse anche nel comportamento apparentemente contrastante che i diversi imperatori assunsero nei confronti dei cristiani. Taluni, come Diocleziano, forti della convinzione di dover  preservare lantico culto tradizionale, optarono per la persecuzione violenta mentre altri, più propensi allassimilazione del culto cristiano, lasciarono che la religione provenuta dalla giudea proliferasse tra le fasce più povere della popolazione.

Roma è stata, ed è ancora, una città ambivalente; nulla a Roma è univoco, ma tutto è in apparente contraddizione. Ancora oggi, Roma è divisa tra tradizione ed innovazione, tra antichità e modernità, tra il polo religioso rappresentato dal Vaticano ed il polo laico rappresentato dalle sedi del governo italiano. Perché dopotutto, dopo quasi due millenni dalla sua caduta, Roma non è ancora riuscita a dimenticarsi dei suoi antichi fasti e quindi si bea della propria storia e della propria cultura, non rinunciando però al cambiamento ed alla modernità. Guardando al passato, quindi, si vede che non solo Roma non è cambiata affatto con i suoi monumenti e le sue strade eterne, ma che anche la romanità non è cambiata affatto, essendo sempre divisa tra passato e futuro, tra tradizione e cambiamento.