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martedì, 27 Febbraio, 2024

L’Uroboro, il serpente che si morde la coda

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L’uroboro o ouroboros è un simbolo antico presente fin dall’antico Egitto è composto da un serpente disposto in cerchio a mordersi la coda. Il fatto che la testa morda la corda simboleggia la coincidenza fra inizio e fine, a indicare un concetto ciclico del tempo, inoltre il cerchio rimanda alla ruota del tempo che scorre inesorabile e la testa coincidente con la coda denota il costante rinnovamento della vita. Ad ogni morte segue una vita in una costante trasformazione degli elementi. Per gli antichi il tempo non era lineare come lo concepiamo adesso, ma bensì ciclico, e ad ogni fine coincideva un nuovo inizio e l’uroboro serviva a rappresentarlo in maniera sintetica. Inoltre, il serpente cambia pelle e questo indica il rinnovamento della natura, come accade ogni anno con la primavera, quando muore l’inverno e nasce una nuova vita. Per gli antichi greci tale concetto si esplicava nell’idea delle varie età nella storia dell’uomo, con periodi che si susseguivano ogni volta con una nuova razza di uomini sempre più decadente. Nella prima età, quella dell’oro, l’uomo viveva in uno stato di beatitudine in cui non conosceva né fatica, né dolore. Seguono poi età sempre più degradate, fino all’attuale età del ferro, in cui l’uomo è oppresso dalla fatica e dal dolore ed è lontano dagli dei. A un certo punto Zeus porrà fine a questa età per ripartire da zero. La stessa idea di periodi della storia che si susseguono con uomini sempre più afflitti e lontani dagli dei la ritroviamo in India e questi intervalli di tempo sono chiamati Yuga. L’attuale è il Kali Yuga in cui prevarranno conflitti e dolore e finirà con una catastrofe da cui nascerà una nuova età dell’oro o Satya Yuga.

Non si può non notare che la Bibbia, per quanto introduca uno svolgere del tempo lineare in cui la storia dell’uomo è volta verso un punto zero in cui uomo e Dio si incontreranno, nel passaggio sul paradiso terrestre e sulla successiva cacciata dell’uomo con conseguente sua decadenza si ricollega al concetto dell’età dell’oro ellenica o all’equivalente età del Satya Yuga induista.

Nella tradizione alchemica l’uroboro rappresenta il processo alchemico con le sue innumerevoli fasi di distillazioni e condensazioni per trasformare la materia prima grezza in materia purificata per ottenere la pietra filosofale. In particolare, in alcune rappresentazioni alchemiche l’uroboro è rappresentato da due serpenti che si mordono le rispettive code e con quello in alto dotato di ali. Il serpente in alto simboleggia la materia purificata che può innalzarsi al cielo avvicinandosi alla divinità, mente il serpente in basso rappresenta la materia grezza, pesante, ancorata alla terra. L’alchimia non è solo il tentativo di trasmutare la materia, ma di trasmutare anche l’uomo stesso.

Il simbolo del serpente che si morde la coda lo ritroviamo anche nella mitologia vichinga sottoforma di serpente marino figlio di Loki e della gigantessa Angrboða che è talmente grande da circondare l’intero mondo riuscendo a mordersi la coda. Nell’antica Grecia il mondo era circondato dal fiume Oceano ritornando l’idea di un qualcosa che abbraccia la terra.

Una curiosità è data da un animale della mitologia giapponese, il Tsuchinoko, serpente dal corpo tozzo e gonfio che si muoverebbe rotolando o addirittura prendendosi in bocca la coda e rotolando come una ruota.

Il principio attivo cerca il principio passivo,
il pieno è innamorato del vuoto.
La bocca del serpente attira la sua coda e, girando su sé stesso, fugge e si insegue

Eliphas Lévy

di Vito Foschi

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