di Veronica Graf

I danni creati dall’inquinamento luminoso sono purtroppo tali da creare dei danni a livello sistemico al mondo naturale, sfortunatamente se ne parla troppo poco e si agisce troppo blandamente. Dalla ricerca pubblicata sulla rivista Nature Ecology and Evolution emerge una vasta gamma di impatti dell’inquinamento luminoso sulla fauna selvatica, ma anche sulla flora. Impatti che spaziano dall’interferenza con i livelli ormonali degli animali alle modificazioni dei loro cicli riproduttivi, dai cambiamenti delle loro attività quotidiane fino alla vulnerabilità ai predatori. 

Rientrano tra gli effetti dell’inquinamento luminoso, oltre alla difficoltà di vedere le stelle soprattutto nei grandi centri abitati, ad esempio, un’attività ridotta da parte degli impollinatori e alberi che germogliano in anticipo nelle fasi iniziali della primavera. Ma anche le peripezie delle tartarughe marine, che vagano erroneamente nell’entroterra, attirate dalle luci degli hotel, in cerca del sole dell’alba.

E questo tipo di inquinamento è un problema che tocca tutti i tipi di specie animali, sia quelle che vivono di giorno, sia quelli attivi la notte. In particolare, sottolineano i ricercatori, dalla rassegna di studi scientifici emergono disturbi trasversali nei modelli di comportamento. I roditori, ad esempio, che si nutrono principalmente di notte, se esposti ad eccessivo inquinamento luminoso tendono ad essere attivi per un periodo più breve. Gli uccelli, invece, iniziano a cantare prima e a cercare nutrimento in anticipo. In tutte le specie animali esaminate, poi, gli studiosi hanno riscontrato livelli ridotti di melatonina, un ormone che regola i cicli del sonno, a causa della luce artificiale presente anche durante la notte.