Siria: gli USA scendono in campo

Nella notte gli USA hanno sferrato l’attacco alla Siria. Un atto che si aspettava da tempo, visto che la guerra si era ormai incancrenita e stava logorando il popolo siriano, unica vera vittima degli eventi. C’è voluto Trump, con la sua tracotanza, per fare ciò che l’ONU avrebbe dovuto fare fin dall’inizio.

Se si fosse intervenuti subito, si sarebbero evitati anni di massacri. Se si fossero appoggiati subito coloro che chiedevano libertà e democrazia, invece che permettere a Bashar al-Assad di massacrarli, oggi la situazione sarebbe ben diversa. Ma allora l’ONU non ebbe il coraggio necessario e alcuni paesi, in primis la Cina e la Russia di Putin, si opposero, difendendo il dittatore siriano. E così mentre Assad eliminava le opposizioni democratiche, l’ISIS ebbe tutto il tempo di organizzarsi e di sorgere. Per anni poi gli equilibri internazionali non sono variati e la situazione è peggiorata sempre più. Cosa è cambiato ora?

L’elezione di Trump ha cambiato i rapporti diplomatici tra gli USA e la Russia. Se tra Putin e Obama c’era attrito, tra il presidente Russo e Trump sembra esserci decisamente più simpatia. Il che ha permesso agli USA un maggior margine di manovra. E anche se i russi già si stanno lamentando per l’intervento, credo che non giungeranno a uno scontro aperto. La situazione ormai non conviene più a nessuno. Pur facendo viso duro, quindi, credo che Putin si adatterà.

Ora il problema vero è capire cosa succederà. Assad è un dittatore sanguinario che non ha mai esitato, per il suo interesse, a far torturare, stuprare e uccidere perfino i bambini. Dall’altra parte, però, c’è il sedicente califfato di Daesh, che è decisamente peggio di Assad.

L’intervento americano segna quindi un cambiamento radicale: dall’appoggio a una delle due parti (spesso non ufficiale) si è passati all’attacco. Ora Assad, che si è dimostrato in questi anni per il sanguinario che è, senza, per altro, essere nemmeno stato capace di ottenere risultati, non è più un interlocutore credibile e possibile per gli USA e, di conseguenza, per l’Occidente. Inoltre, da quando alla Casa Bianca c’è Trump, la Russia ha perso (pur in modo non ufficiale) l’interesse ad appoggiare Assad, che prima era un utile strumento per contrastare gli interessi politici americani.

Se Trump continuerà la guerra in Siria si potrà giungere a una conclusione nel giro di non molto tempo. Né l’esercito siriano, né Daesh dispongono di armamenti tali da competere con l’esercito USA. Ci avviamo, quindi, probabilmente verso la fine della presente situazione di guerra e di continui massacri. Dubito comunque che si potrà giungere a una vera e propria pace. Attentati e guerriglia continueranno per molti anni ancora. Inoltre bisognerà vedere quale tipo di governo verrà instaurato in Siria. Si spera che non facciano quanto fatto in Iraq, dove il regime di Saddam Hussein è stato sostituito da un governo islamista ben peggiore di quello precedente. Si spera che, in Siria, ci si rivolga alle forze democratiche (che ancora esistono, seppur massacrate) e ai tanti intellettuali esuli, fuggiti dalla Siria per le persecuzioni del regime degli Assad. Solo in questo modo si potrebbe avviare un reale processo di emancipazione democratica del paese e la creazione di uno status di pace solido nella regione. Se invece si istituisse un regime islamista, si getterebbero, per l’ennesima volta, le basi per nuovi scontri e nuove guerre.

Enrico Proserpio

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Un pensiero riguardo “Siria: gli USA scendono in campo

  • 7 aprile 2017 in 10:18
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    Bravo Enrico Proserpio. La tua esposizione dei fatti è chiara ; nel tuo articolo hai ben spiegato l’attuale situazione . Speriamo davvero che la democrazia possa farsi avanti .

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