OTTO MESI DI NULLA. Seguire le regole non basta se lo Stato non fa il suo per renderle efficaci

di Gabriele Rizza
Il premier Giuseppe Conte non fa che ripeterlo: il contrasto al Covid è tutto nelle mani del buon senso dei cittadini, dunque mascherine, lavaggio frequente delle mani e soprattutto distanziamento sociale. Più i contagi crescono, più la responsabilità è dei cittadini, solo la popolazione può evitare un nuovo lockdown e si ci sarà è perché gli italiani non saranno stati abbastanza bravi. Paradossalmente, è l’unica arma in tasca del governo per far accettare lockdown parziali e locali, o come a marzo, senza essere travolto dalla disapprovazione.
A pensarci bene, viene da chiedersi: se a otto mesi di distanza dalla comparsa del virus in Italia il destino è ancora “tutto” nelle mani dei cittadini, questi otto mesi a cosa sono serviti? Mascherine, distanziamento e igiene delle mani, sono le armi basiche, quelle che adotti quando la conoscenza del virus è agli albori, invece, dopo otto mesi, si dovrebbe conoscere di più e quindi al buon comportamento privato deve necessariamente seguire una buona organizzazione pubblica. Ed è proprio qui che tutta la narrazione governativa scivola su una buccia di banana, il tassello dell’organizzazione pubblica è, salvo alcune eccellenze, ferma a marzo o su strade sbagliate. Per rendere chiara l’idea, faremo l’esempio di chi segue un buon comportamento privato ma non trova un giusto funzionamento pubblico, e lo faremo prendendo la categoria considerata più “spericolata”, un teenager di Roma o Milano: al mattino indossa la mascherina e si igienizza le mani, prende l’autobus che però è sovraffollato, perché nessuna istituzione ne ha resi disponibili in quantità maggiore. Arriva poi a scuola, in classi magari ridotte da 30 a 20 studenti, però restano sempre in aule piccole e fatiscenti, sedendosi magari sui nuovissimi banchi della Azzolina. Per abbassare il numero di studenti da 20 a 15 occorrerebbero più insegnati ma gli insegnati non sono stati assunti, era infatti meglio spendere per i banchi della Azzolina. Arriva poi la sera, il ragazzo si reca con la fidanzata in una piazza di quartiere indossando mascherina (non la stessa del mattino) e con l’Amuchina in tasca, va per sedersi al tavolo di un pub all’aperto, ma per arrivarci deve attraversare quella affollatissima piazza, dove nessuno va a fare i controlli.
Il nostro ragazzo segue scrupolosamente le regole, ma lo Stato non fa il suo per rendere le regole efficaci. Ecco, oggi la realtà dell’Italia è questa: i buoni comportamenti sono dispersi in una quotidianità dove lo Stato ammonisce, avverte, minaccia e ti carezza, dimenticandosi di proteggerla, la quotidianità.

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