Marilyn Manson e il rischio del fanatismo

Un paio di giorni fa si è tenuto a Firenze, presso la Obi Hall, il concerto del cantante americano Marilyn Manson. Che la sua musica e i suoi concerti siano pieni di inni a Satana e gesti blasfemi e provocatori inutili, volgari e di pessimo gusto è cosa nota. Basti del resto pensare che il nome d’arte deriva, per quel che riguarda il cognome, da quello di uno dei più feroci criminali che gli USA abbiano avuto: Charles Manson. E se non bastasse questo per far capire di che razza di “artista” si stia parlando, si faccia una ricerca su qualsiasi motore e si troveranno le sue gesta, tra cui, tanto per dirne una, l’aver compiuto il gesto di pulirsi il sedere con una bandiera americana.

In questo concerto, forse ispirato dall’arrivo a Firenze del papa avvenuto poche ore prima, ha bruciato una Bibbia predicando da un pulpito nero con un cerchio bianco bordato di rosso su cui compariva una “sig rune” che richiamava, in modo tutt’altro che velato, il simbolo delle SS naziste. Il gesto credo si commenti da sé. Inutile far notare quanto sia offensivo e incivile bruciare il libro sacro di una religione in pubblico. Ma da Marilyn Manson non possiamo aspettarci di meglio: quando il talento scarseggia bisogna inventarsi provocazioni e gesti eclatanti per mantenersi sulla cresta dell’onda.

Sui social si è scatenato un putiferio di commenti negativi (e per fortuna!), alcuni dei quali mi hanno ispirato delle riflessioni. Uno di questi recitava:

Perché non bruci una copia del Corano? Troppa fifa? Con le Bibbie è facile perché nessuno viene a romperti le vertebre.

E non è l’unico a chiedersi come mai il cantante non attacchi l’Islam, ma sempre e solo il cristianesimo (pare che bruciar Bibbie sia un passatempo a cui si dedica spesso). E benché simili commenti possano sembrare qualunquisti, questa volta non posso che essere d’accordo.

Il fatto che un cantante qualunque possa venire in Italia, paese notoriamente a maggioranza cattolico-romana, e permettersi di bruciare impunemente una Bibbia durante il concerto è segno della libertà che i paesi occidentali hanno conquistato con lotte e battaglie nei secoli passati, lotte che i paesi islamici non hanno conosciuto. Non a caso il fanatismo ha buon gioco in diversi di quei paesi (non in tutti, va detto) e la religione è ancora usata come scusa per opprimere e uccidere. Ogni giorno si sentono notizie di persone lapidate, impiccate, frustate per aver espresso opinioni contrarie al credo islamico o per aver commesso atti che per tale religione sono da considerarsi peccato. Pensiamo a tutte le donne accusate di adulterio (spesso in realtà stuprate) o alle persone omosessuali che costantemente subiscono violenze perpetrate o giustificate dalle autorità religiose e politiche.

Ma la causa è davvero l’Islam? Il Cristianesimo è davvero più “democratico”? In realtà no. Se si guarda all’Africa si può vedere come anche la religione cristiana sia usata per reprimere e uccidere. In Uganda da anni la comunità glbt subisce violenze e omicidi e l’omosessualità è punita con la galera a vita in nome di Cristo, mentre nella Repubblica del Centro Africa cristiani e islamici si massacrano in nome dei rispettivi credo. La chiave per comprendere la differenza, per capire come mai da noi non ci siano queste violenze e la libertà sia garantita, mentre in altri paesi no, è ben espressa da Ayaan Hirsi Ali, ex parlamentare olandese di origine somala, in un appello contenuto nel suo libro “L’infedele”:

Guardate quanti Voltaire ha l’Occidente. Non negateci il diritto di avere anche noi il nostro Illuminismo. Guardate le nostre donne, e guardate le nostre nazioni. Guardate come fuggiamo, come cerchiamo rifugio qui, e come alcuni islamici, con la loro follia, fanno schiantare aeroplani sugli edifici. Concedeteci un Voltaire, perché noi viviamo davvero in un’epoca buia.

Proprio questo credo sia il punto. La società occidentale, a partire dal rinascimento in poi, si è ritrovata alle prese con il pluralismo, dovuto al proliferare di diverse confessioni cristiane tra loro in disaccordo. Dalla necessità di trovare il modo di vivere insieme senza che le differenti visioni portassero a guerre e massacri, è nata la democrazia occidentale, con i suoi concetti di libertà e con i limiti imposti all’azione del singolo che può criticare fortemente chi offende la propria religione, ma mai si permetterebbe di sparare e uccidere. Per giungere a questo punto l’Europa ha dovuto combattere duramente, ha dovuto soffrire secoli di guerre religiose, di roghi, di massacri, di sangue. E tali sofferenze hanno insegnato ai popoli europei l’importanza della libertà.

Questo percorso manca ai paesi arabi e africani che vedono solo ora nascere dispute e lotte di questo tipo. Alcuni paesi a maggioranza islamica stanno dimostrando la volontà di camminare verso la democrazia. Paesi come la Tunisia, l’Albania, il Marocco danno buone speranze per il futuro. Ma ancora lo spettro dell’integralismo è forte e non può essere trascurato.

I nostri governi stanno sottovalutando il pericolo dell’integralismo, nonostante fatti gravi come l’attentato alla scuola ebraica di Tolosa del 2012 o quello alla redazione del giornale Charlie Hebdo del gennaio 2015. Non possiamo permettere che si diffonda l’intolleranza in nome della libertà. Tollerare l’intolleranza è contraddittorio oltre che da codardi. Ma per fare questo le forze politiche democratiche e libertarie (di destra e di sinistra) devono avere il coraggio di metter mano a un problema così scottante e delicato smettendo di evitarlo negando l’evidenza.

In questo modo infatti si lascia il problema nelle mani di movimenti xenofobi, se non razzisti, e estremisti che non possono che portare l’Europa a un nuovo medioevo, paesi che, per “proteggerci” dall’islamizzazione pretenderebbero di fare le stesse cose che fanno loro nei loro paesi, ma in nome di una diversa cultura e religione. Non possiamo permettere di cadere nell’intolleranza per proteggerci dall’intolleranza stessa. Perché se da Diacono Ortodosso il gesto di Marilyn Manson mi ha fatto schifo e mi ha ferito, da cittadino sono felice che abbia potuto farlo, perché solo in un paese libero possiamo avere la garanzia di non essere oppressi e di poter praticare la nostra religione senza paura di finire imprigionato o impiccato. Restando inteso che se lui può offendere impunemente la mia religione, io sono altrettanto libero di dire che Marilyn Manson è solo un cantantucolo di nessun talento, una persona volgare e incivile e che i suoi concerti sarebbero meglio ambientati in una latrina che non su un palco.

Enrico Proserpio

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