Arrestato Yuri Guiaiana in Russia per aver difeso i diritti delle persone lgbt

Yuri Guaiana, attivista dell’Associazione Radicale Certi Diritti è stato arrestato in Russia per aver raccolto e consegnato alle autorità migliaia di firme contro la violazione dei diritti delle persone lgbt in Cecenia.

Abbiamo recentemente parlato della campagna anti-gay che il presidente ceceno Ramzan Kadyrov sta portando avanti a colpi di arresti e torture. Il presidente, di fatto un fantoccio di Vladimir Putin, ha fatto arrestare e torturare diverse persone omosessuali. Il tutto, ovviamente, con il consenso di Mosca (anche se Putin, alle domande internazionali, ha dichiarato che “avrebbe indagato”).

Quella cecena non è la prima violazione dei diritti della minoranza lgbt nella Federazione Russa. Fu lo stesso Putin a introdurre una legge contro la “propaganda gay” che, di fatto, mette al bando l’omosessualità. Basta infatti parlare della tematica, chiedere diritti o camminare per strada mano nella mano col proprio compagno per incappare nel reato. Inoltre le autorità russe non fanno nulla per evitare le violenze sulle persone lgbt. Da anni alcuni attivisti di estrema destra hanno iniziato una “caccia al gay” che si conclude in “missioni punitive” volte a umiliare (anche pubblicamente con video diffusi su internet) le malcapitate vittime.

L’arresto di Yuri Guaiana per aver semplicemente raccolto delle firme riconferma, se ce ne fosse bisogno, la sempre più evidente deriva fascista della Russia del boiardo Vladimir Putin, una deriva pericolosa anche per noi, vista l’influenza della Russia a livello internazionale e visto il fascino che il suo presidente sembra avere per molte persone e molti politici nostrani. Sono tanti a vedere in Putin un modello da seguire, pensando che lui (e quelli come lui) sia l’unica possibilità dell’Europa contro il sempre più violento e pressante islamismo. Putin non è nemico degli islamisti, con i quali condivide gran parte delle idee sulla società e sulla gestione del potere. La sua avversione all’ISIS è dovuta a interessi politici ed economici, non certo ideologici. Lo stesso Kadyrov, con il quale Putin va più che d’accordo, ha idee non così diverse da quelle degli estremisti che la Russia combatte in Siria.

Quel che spaventa, forse ancor più delle lodi che la politica putiniana riceve da certe destre e perfino da certe pseudo-sinistre anticapitaliste, è il silenzio della politica democratica, liberale e libertaria. L’indifferenza per le continue violazioni dei diritti umani in Russia è una cosa indegna e indecente per dei popoli che si ritengono civili. Non possiamo continuare a sacrificare i diritti delle persone in nome di interessi economici o “geopolitici” immediati. Così facendo in passato si sono combinati disastri, dando potere a personaggi violenti che hanno commesso stragi. Basti ricordare la storia di Ḥağ ‘Amīn al-Ḥusaynī, padre del moderno terrorismo islamico, che fu portato al potere proprio da uno di quegli ebrei che voleva sterminare. Quel gesto superficiale, fatto per evitare piccole conseguenze immediate, portò a conseguenze enormi sul lungo termine. Perché mai con Putin dovrebbe essere diverso? Quando la politica capirà che i diritti e la dignità delle persone sono la cosa più importante se si vogliono evitare stragi, guerre e genocidi?

Tornando al caso attuale, speriamo che la politica italiana faccia il suo dovere prendendo le difese di Yuri Guaiana e pretendendo la sua immediata scarcerazione. Inoltre ci auspichiamo che il governo italiano faccia pressioni su quello russo affinché vengano eliminate le vergognose leggi contro le persone lgbt, mettendo, almeno per una volta, le persone davanti agli interessi economici.

Concludo esprimendo la mia più totale solidarietà a Yuri Guaiana e la mia ammirazione per la sua forza morale e per il suo coraggio. Sono le persone come lui, non quelle come Putin, che possono salvare la nostra vecchia e marcia Europa dai prepotenti di ogni colore e tipo.

Enrico Proserpio

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