ABBIAMO UN CONSIGLIO METROPOLITANO. Cosa ce ne faremo?

Si sono concluse le operazioni di spoglio e del conseguente conteggio del voto ponderato del primo consiglio metropolitano della Città Metropolitana di Milano. Questi i 24 consiglieri eletti, in ordine di elezione, con il corrispettivo quoziente elettorale (in queste elezioni infatti il peso del voto variava a seconda della grandezza del Comune dell’elettore).

Alla lista “Centrosinistra per la Città Metropolitana” sono andati 14 seggi: Alberto Centinaio (sindaco Comune Legnano) 3.480; Eugenio Comincini (sindaco Comune Cernusco) 3.243; Maria Rosaria Iardino (consigliere Comune Milano) 3.015; Lamberto Bertolé (consigliere Comune Milano) 2.954; Pietro Bussolati (consigliere Melzo) 2.877; Pietro Mezzi (consigliere Melegnano) 2.822; Rita Parozzi (consigliere Bresso) 2.642; Romano Pietro (sindaco Rho) 2.639; Patrizia Quartieri (consigliere Milano) 2.591; Michela Palestra (sindaco Arese) 2.413; Arianna Censi (consigliere Opera) 2.257; Monica Chittò (sindaco Sesto San Giovanni) 2.215; Pierluigi Arrara (sindaco Abbiategrasso) 2.199; Filippo Paolo Barberis (consigliere Milano) 2.153.

Due gli eletti della “Lega Nord”: Luca Lepore (consigliere Milano) 2.343; Ettore Fusco (sindaco Opera) 2.254. La “Lista Civica Costituente per la partecipazione – la città dei Comuni” ha espresso due seggi: Roberto Biscardini (consigliere Milano) 2.012; Marco Cappato (consigliere Milano) 1.723. Infine alla lista “Insieme per la Città Metropolitana” sono andati sei seggi: Marco Alparone (sindaco Paderno Dugnano) 4.065; Alberto Villa (consigliere Pessano con Bornago) 3.408; Armando Vagliati (consigliere Milano) 2.892; Marco Osnato (consigliere Milano) 2.799; Giuseppe Russomanno (consigliere Trezzano sul Naviglio) 2.412; Luciano Guidi (consigliere Legnano) 2.164.

Da un’indagine realizzata dalla Camera di commercio su circa 600 imprenditori e lavoratori milanesi a settembre risulta che “sulla Città Metropolitana sono emersi quattro elementi: non piena conoscenza, qualche timore, speranza e il Duomo come simbolo. Gli imprenditori e i lavoratori milanesi non sono ancora molto coinvolti dal tema della nuova città metropolitana, un po’ anche perché in generale ne sono poco informati. Solo il 7% è aggiornato, mentre il 58% non conosce molto la questione. In generale, i milanesi temono nuovi costi per mantenerla, ma si aspettano nuove infrastrutture (materiali, ma per il 60% anche immateriali), servizi ai cittadini e valorizzazione del territorio, come prime conseguenze. Il combinato Città metropolitana ed Expo 2015, secondo il 57%, sarà un’opportunità di apertura internazionale di Milano. Sul possibile simbolo, il brand, di una Milano Metropolitana, quasi uno su due ha risposto il Duomo. Al secondo posto, invece, c’è lo skyline dei nuovi grattacieli”.

Le imprese della “grande Milano” sono 285mila, con quasi 2milioni di addetti, secondo i dati del registro delle imprese della Camera di commercio al secondo trimestre 2014. Primi settori: servizi (80mila) e commercio (71mila). Specializzata in servizi: nel settore sono il 28% delle imprese rispetto al 13% nazionale. Per chi apre, primi settori per sopravvivenza sono turismo, servizi alle imprese e agricoltura: oltre il 90% resta attivo dopo un anno. “La Città metropolitana – ha dichiarato Dario Bossi, consigliere della Camera di commercio di Milano – offre l’occasione per ripensare e rilanciare Milano in un’ottica di semplificazione amministrativa e decisionale che può stimolare lo sviluppo economico del territorio. Occorre migliorare le infrastrutture materiali e immateriali senza dimenticare il recupero e la valorizzazione di periferie e hinterland. Solo così i cittadini e gli imprenditori potranno riconoscere i vantaggi e il valore aggiunto che la Citta metropolitana può generare”.

La Critica

Se ti è piaciuto questo articolo lascia un commento o sottoscrivi il feed RSS per ricevere i prossimi nel tuo reader.