“Remoto” la mostra di Salvatore Vitagliano alla Fabbrica dell’animazione

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Dal 15 al 30 aprile La fabbrica dell’animazione presenta la mostra “Remoto” del pittore Salvatore Vitagliano, in arte Sator, curata da Olga Mariosa e Paola Aloisio Mazzarelli.
L’arte di Salvatore Vitagliano è al contempo diretta ed enigmatica: stratificata, schiva, determinata a lasciarsi leggere più nel suo riecheggiare nella memoria che nella visione immediata. I colori appaiono abbinati e impastati con una visceralità senza indugi, che rivela una forza vitale e spirituale.

I ritratti sono di fatto i protagonisti della sua pittura: spesso di piccolo formato, pungenti, dal forte impatto emotivo. Veri o immaginati, i volti di Vitagliano appaiono come immagini evocate, smarginate, riemerse dall’evanescenza della memoria e allo stesso tempo ieratiche ed eroiche, quasi venute a svelare un qualcosa di inafferrabile e segreto. La loro visione desta quello che i Romantici tedeschi amavano chiamare “unheimlich”, “insolito”, non catalogabile, perturbante.
“Sono artefice di queste visioni, ma la mia mano è spesso guidata da uno spirito la cui logica non comprendo ancora bene. In questa mostra ci sono dei flash del mio lungo viaggio di pittore che raffigurano spesso anime da me conosciute o sconosciute che mi scrutano come io le scruto. Il contesto in cui sono immerse è spesso il paesaggio di San Martino Valle Caudina: un paesaggio costellato di recir d a 212 e pa chi teatral c’ove si può liberamente fingere di smascherarsi dalla commedia umana”. (Salvatore Vitagliano)

Nato a San Martino Valle Caudina nel 1950, Salvatore Vitagliano si trasferisce con la famiglia a Napoli e qui studia all’Accademia di Belle Arti, dove diventa allievo di Augusto Perez. L’interesse per l’arte antica spinge Vitagliano a partecipare negli anni Settanta al Gruppo Archeologico Napoletano e ad approfondire l’arte della mestica.

Dipinto di Salvatore Vitagliano, L’allieva, tecnica mista su tavola 30×21 cm

Il suo percorso espositivo comincia negli anni Settanta con mostre sul territorio nazionale e internazionale, in particolare in Francia. Negli anni Novanta si apre a progetti teatrali e cinematografici, con registi come Antonio Neiwiller, Leo De Berardinis e Mario Martone. Nel 2011 sarà proprio Mario Martone, insieme al fotografo Antonio Biasucci, a curare la mostra “Icone” al Museo Madre di Napoli. In tale occasione, Martone, afferma che “una volta visto, un volto di Salvatore difficilmente viene dimenticato” e definisce la pittura di Vitagliano “allo stesso tempo ferma e sfuggente, non catalogabile, un luogo silenzioso che appare per incanto dal ventre della città
spezzandone il rumore”.

Letizia Bonelli
Giornalista ed esperta web reputation

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