Polifemo e Odino, l’oscuro e il luminoso

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odino
Odino in trono

di Vito Foschi

“Quindi generò i Ciclopi che tracotante hanno il cuore,
Bronte, Sterope e Arge dall’animo violento,
che dettero il tuono a Zeus e fabbricarono il fulmine.
E costoro nelle altre cose erano simili agli dei,
[ma un solo occhio stava in mezzo alla fronte:]
Di Ciclopi avevano il nome parlante, perché a loro
Un solo occhio circolare stava in mezzo alla fronte;
vigore, violenza e astuzie erano nelle loro azioni.”

                                         Teogonia, Esiodo

Uno degli episodi più noti dell’Odissea è quello dell’accecamento di Polifemo da parte di Ulisse. Da un lato abbiamo il gigante dotato di un solo occhio e dall’altra Ulisse, un semplice uomo, piccolo rispetto al gigante, ma furbo e dotato di due occhi. Particolari che meritano attenzione. Perché Polifemo ha un solo occhio?

Polifemo è un pastore, vive in una grotta, è dominato dagli istinti, si può dire che è governato più dalla pancia che dal cervello ed è anche un po’ ingenuo, perché si fa ingannare del semplice stratagemma di Ulisse che dice di chiamarsi Nessuno. Ulisse è totalmente il contrario: non dominato dagli istinti, anzi ha il totale controllo di sé. Innanzitutto, una nota antropologica. Polifemo è il pastore, Ulisse il contadino, siamo in presenza di due stadi di civiltà successivi, primitivo il pastore, avanzato l’agricoltore che conosce anche come preparare il vino che serve per ubriacare il gigante e farlo addormentare per accecarlo. Il vino è testimonianza di una civiltà piuttosto avanzata. Il gigante non conosce il vino e si nutre dei prodotti della pastorizia, ma torniamo alla nostra analisi simbolica.

Il gigante sappiamo rappresentare il dominio degli istinti, della forza bruta e sconfiggere il gigante significa sconfiggere gli istinti che annebbiano la vista ed avere il totale dominio di sé per procedere verso l’elevazione spirituale. Nel linguaggio comune si dice così, quando in preda all’ira perdiamo il controllo e “non vediamo più” e non capiamo più nulla. E Polifemo non ha un solo un occhio? Il gigante è un essere primitivo dominato dagli istinti ed è come se non vedesse ed è dotato di un solo occhio a simboleggiare proprio questo, ma non solo. I due occhi hanno la funzione di dare una visione tridimensionale di ciò che ci circonda e di dare il senso della profondità. Polifemo non ha questo. Per lui è tutto piatto, non vede oltre le apparenze e non è in grado di vedere l’inganno di Ulisse. Potremmo pensare ad un caso ma non credo sia così. Il piccolo Ulisse ha due occhi e vede in maniera tridimensionale ed in profondità, scruta nel semplice animo del gigante e ne ha facilmente gioco. Il gigante è alto, potrebbe vedere più lontano, ma il fatto di avere un solo occhio ne vanifica questo vantaggio: è condannato ad una visione piatta. Consideriamo che la vista è uno degli organi più importanti, quasi determinante e che avere un occhio solo è quasi come avere dimezzata la possibilità di capire ed infatti Polifemo non capisce l’inganno.

Ritorniamo a parlare di visione tridimensionale, in cui la terza dimensione della profondità potrebbe essere intesa in senso allegorico come dimensione che ci permette di capire le cose in profondità, di penetrare la superficie, di capire l’oltre o in altri termini potrebbe essere considerata come la dimensione della vista che ci permette di penetrare il velo dell’ignoranza e capire la Verità, ovvero di superare il piatto della terra per elevarci alla profondità dei cieli. Polifemo ha un solo occhio non può penetrare il velo dell’ignoranza ed innalzarsi, nonostante la sua mole, al cielo. È costretto alla piattezza della terra, al buio della grotta in cui vive, non vedrà mai la Vera Luce. Citiamo la tradizione indiana del terzo occhio che è aperto simbolicamente sulla fronte quasi a voler collegare la mente con la divinità che mostra ancor più chiaramente la natura di Polifemo. Infine, ricordiamo che i Titani, giganti come i ciclopi, sono scacciati dall’Olimpo da Giove e confinati nel Tartaro, regno delle tenebre. Al contrario, Ulisse è si debole, ma ha occhi per vedere ed orecchie per intendere riecheggiando il Vangelo. Ulisse sconfiggendo il Ciclope fa un ulteriore passo verso il dominio dell’Ego.

Altro monocolo è Odino, ma in senso totalmente diverso dal Polifemo. Uno costituendo il lato oscuro e l’altro il luminoso. Odino nasce con due occhi quindi con il dono della profondità che sacrifica per acquisire una visione del tutto. In questo caso l’occhio solo corrisponde al terzo occhio delle tradizioni orientali. Polifemo è accecato dagli istinti, Odino acquista la vista del tutto. È evidente che il sacrificio di Odino abbia delle similarità con la morte in Croce del Cristo. sacrificato a sé stesso, l’albero

Così nell’Hávamál, 139:

«Lo so io, fui appeso
al tronco sferzato dal vento
per nove intere notti,
ferito di lancia
e consegnato a Odino,
io stesso a me stesso,
su quell’albero
che nessuno sa
dove dalle radici s’innalzi.»

(Edda poetica – Hávamál – Il Discorso di Hár CXXXVIII)

I riferimenti alla Crocifissione sono notevoli. Innanzitutto, c’è la similitudine fra albero e croce, il sacrificio a sé stessi e la lancia. Odino sacrifica un occhio per acquisire saggezza per vedere il futuro, per conoscere il tutto. Nei ciclopi l’unico occhio è sinonimo di cecità, in Odino di saggezza.

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