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Nel mio lavoro con gli adolescenti, mi ritrovo, spesso, a confrontarmi con un mondo sommerso che cela verità estreme e violente, un terrificante “non detto”, pesante come un macigno da portare, a fatica, sulle spalle.
E quando mi trovo vis à vis con dati e fatti brutali che riguardano i nostri ragazzi, la mia mente fa un salto nel famoso film “Arancia meccanica” di Stanley Kubrick. Sono scene raggelanti e spaventanti, un vero orrore che dovrebbe far riflettere.
Su cosa dovremmo riflettere quando, ad esempio, ci ritroviamo dinanzi a fatti come quello accaduto nel 2019 con la vicenda della chat “The Shoah party”? Questa chat non è certamente un avvenimento isolato, è una orripilante situazione, fortunatamente, emersa grazie alla denuncia di un genitore tra tanti, ma non è certamente l’unica.
Quali sono i bisogni profondi che spingono dei giovani ragazzi a rifugiarsi in una chat infernale per diffondere contenuti violenti, razzisti, perversi?
Per rispondere in maniera autentica e sincera, dovremmo, anzitutto, raccogliere tutte le forze e l’impegno per cercare di scorgere ciò che c’è ma non si vede, dovremmo quindi sforzarci, da adulti, di guardare al di là delle apparenze quando entriamo in contatto con gli adolescenti.
Potremmo, così, cogliere molte verità nascoste, quelle verità che ci bloccano perché ci spaventano, ma che meritano la nostra attenzione, col fine di evitare tragedie prima che diventino irrisolvibili. E per non ritrovarci sempre a parlarne
dopo, in perenne ritardo come se non si potesse agire diversamente.
Interroghiamoci in tempo perché così potremmo iniziare a guardare in faccia ciò che esiste per davvero, perché sappiamo, per esperienza, che continuare a costruire delle realtà funzionali e perfette solo nella nostra mente è qualcosa di deleterio, non certamente di risolutivo.
Gli adolescenti nascondono alcune verità nel mondo virtuale perché in quello reale si sentono soli ed annoiati. E l’attuale pandemia che stiamo attraversando non ha certo contribuito a sbrogliare una matassa già intricata. E se prima l’online rappresentava una seconda vita, ora è diventato pericolosamente la realtà principale.
Il punto non è cambiare fatti che non si possono modificare in questo preciso momento, come ad esempio la situazione connessa direttamente al Covid-19, né tantomeno lamentarsi senza trovare alternative valide, quanto piuttosto
insegnare ai ragazzi la gestione sia del reale che del virtuale.
È importante accompagnarli, passo dopo passo, ad esplorare la vita e i suoi
significati, senza tralasciare nulla, senza affidarsi al caso e alle coincidenze.
È di fondamentale importanza aiutarli a conoscere le emozioni, dedicando ad esse una specifica educazione, soffermandosi su quelle che per gli adolescenti risultano essere di difficile gestione e regolazione, come, ad esempio, la noia. Si tratta di prenderli letteralmente per mano per esplorarla nella sua funzione più intima, quella di diventare creativi e funzionalmente costruttivi.
Noi adulti siamo, per natura, responsabili dei più piccoli, tocca proprio a noi insegnare loro, con pazienza e gentilezza, a scoprire consapevolezza ed empatia. Lasciarli soli, sia nella realtà più concreta e tangibile che in quella virtuale e indefinita, non è ammissibile, dobbiamo insegnare, sia con l’esempio che con spiegazioni precise, a cercare il senso, il valore e il significato dell’esistenza, in relazione profonda con se stessi e in sintonia con gli altri e con il mondo.
Si sentono soli perché, molto probabilmente, li lasciamo da soli, presi da stress e frenesie varie, e perché affidiamo, in tutto e per tutto, a qualcuno, o addirittura a qualcosa, i nostri ragazzi, nascondendoci dietro a vaghe giustificazioni.
C’è un bisogno urgente di adulti che decidano di diventare, dinanzi ai piccoli in crescita, una guida vera, presente e partecipativa, adulti che non si appellino ad altri, che non si perdano in chiacchiere e che siano intenzionati ad investire sulla conoscenza di sé e dei propri ruoli, evidenziando una profonda capacità introspettiva nel mettersi in discussione nell’espletamento delle proprie
preziose e imprescindibili funzioni genitoriali.
Gli adolescenti nascondono verità scottanti affinché gli adulti le scoprano, nella loro solitudine che scivola facilmente in un inerme isolamento, hanno bisogno di essere visti, amati, ascoltati e accuditi. Non sanno esprimere il loro mondo interiore e confidano in strumenti che credono di conoscere ma di cui sono soltanto vittime.
Aiutiamoli, iniziamo a guardarli negli occhi e a praticare un ascolto attento, è ciò che, inverosimilmente, chiedono.

Rosetta Cappelluccio
Psicologa Psicoterapeuta

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