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di Angelo Portale

L’uomo, malgrado le gioie e le soddisfazioni che ogni giorno può raggiungere, se non è diventato totalmente materialista, sente spesso dentro di se una sorta di insoddisfazione, una incompletezza, un’incompiutezza. Su questa terra siamo come degli assetati esistenziali che si abbeverano con gli affetti, con il lavoro, con una certa stabilità economica, con gli hobby, sperando di trovare un appagamento definitivo. Malgrado il piacere e il soddisfacimento di questi bisogni, sembra però continui a mancarci lo stesso qualcosa. Una parte di noi ha sempre un ulteriore bisogno di qualcosa d’altro, di qualcosa in più, di un’acqua più dissetante, definitivamente dissetante.

Cerchiamo stabilità ma ci domina un anelito di ulteriorità. Perché? Perché siamo, nonostante tutto, continuamente insoddisfatti?

È così perché nel nostro cuore c’è la nozione esistenziale di infinito per cui tutto quello che è terrestre e creaturale non ci basta. Abbiamo bisogno dell’essere, ecco perché nessun ente ci soddisfa. La nostra vita ha una origine metafisico-teologica. Siamo costitutivamente esseri spirituali. Raggiungiamo dei traguardi, in tutti i campi, ma non appena arrivati alla meta, risorge l’esigenza di gettare l’àncora ancora oltre, più in là, in qualcos’altro in grado di riempirci ancora più in profondità.

Cerchiamo sempre ragioni di vita infinite per avere energie infinite.

Dove possiamo trovarle?

Questa domenica Isaia dice: «O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete».

Io ho sempre avuto la sensazione di sentirmi uno straniero, un alieno senza una vera patria. Penso sia la percezione della nostra condizione esistenziale: siamo di passaggio, siamo finiti e limitati.

La risposta, definitiva, a tutto è Dio. Solo Dio.

Dobbiamo compiere questo cammino di ricerca. Ognuno come può, come la realtà gli permette di farlo, ma dobbiamo compierlo!

C’è un altro versetto in questa lettura di Isaia che mi colpisce. È questo: «Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri».

Spesso alla lettura di questo versetto tremiamo e pensiamo che Dio sia sempre pronto a tenderci agguati perché non stiamo realizzando la sua volontà. Lo interpretiamo in modo sospettoso, impaurito. Diciamo a noi stessi: “Chissà che disgrazia Dio mi manderà…”.

No. Non è questa l’interpretazione giusta. Io penso che: meno male che i suoi pensieri non sono i nostri pensieri! Che le sue vie non sono le nostre vie!

I nostri pensieri e le nostre vie sono piccole e umane, i suoi smisurate e divine. Fare la sua volontà non è un sacrificio ma ciò che ci conviene. Anche quando costa tanto, perché è Dio la vera emancipazione per ogni uomo e per ogni donna.

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