ISLAM E SECOLARIZZAZIONE, unica via di pace?

Non esiste il musulmano moderato, esiste il musulmano secolarizzato.

Quello che riempie di bastonate la moglie se solo si fa vedere pubblicamente in volto, ma nei bar degli aeroporti internazionali si fa riempire di whisky una teiera, perchè il tè è dello stesso colore dell’alcolico e nessuno, a parte il barista, se ne accorge.

Rimasi divertito quando mi capitò di vedere la scena, chiesi al barista che mi rispose: “Ogni volta che fa scalo qui con tutta la sua famiglia per questa pantomima mi lascia 200-300 dollari di mancia alla volta.”

La secolarizzazione, per usare il linguaggio di chi si occupa dello studio e della comparazione dei fenomeni religiosi, è quel processo ineluttabile di solidificazione materiale cui vanno incontro, nessuna esclusa, tutte le forme di spiritualità religiosa nel corso del loro manifestarsi.

Un vecchio professore per farmi capire la dinamica mi faceva l’esempio del colpo di pistola che perde di potenza man mano che si allontana dal suo centro di emissione, fino a cadere al suolo del tutto privo di forza e vigore, incapace di raggiungere più alcun bersaglio.

Nel nostro caso, concludeva il professore, il colpo di pistola è il messaggio religioso, il bersaglio è il ricettacolo umano destinato a riceverlo.

Non è, quindi, l’Evangelo, il Talmud o l’Islam a subire il processo di secolarizzazione, sono gli essere umani ai quali è rivolto, dando vita così, da una parte, a quelle forme di sincretismo tipiche delle cosiddette nuove religioni, e dall’altra a innumerevoli scenette di vita quotidiana come quella presa ad esempio nell’incipit di questo articolo, dove la religiosità è completamente e definitivamente situata nella pura superficie esteriore dell’essere umano.

Non sono dunque l’Islam o il Cristianesimo a secolarizzarsi, ma cristiani e musulmani, semmai, spero che questo sia abbastanza chiaro a questo punto del discorso.

Inquadrato il problema della secolarizzazione, vi è, tuttavia, da rimarcare il fatto che esso da luogo a comportamenti e a concrezioni della religiosità del tutto dissimili in funzione dei rispettivi ambiti religiosi ove vada ad impattare.

La scristianizzazione della società occidentale, ad esempio, trova il messaggio religioso cristiano, per quanto a disagio, del tutto predisposto ad adattarsi e a convivere in essa.

Questo fenomeno per i cristiani autentici è più un ritorno alla nostalgia delle origini che un fenomeno in grado di mandare nel panico l’istituzione religiosa ed il credente.

Nella Storia del Cristianesimo il periodo del potere temporale è solo la frazione di una lunghissima storia dove i cristiani hanno saputo essere, a loro modo, il ‘sale della terra’, anche accanto ai templi di Semiramide e al Pantheon romano.

L’idea di una Chiesa che agisca in un mondo a lei socialmente conformato è solo uno dei ‘mondi possibili’ entro i quali l’istituzione religiosa ed il Popolo di Dio sanno fare la loro parte edificatrice.

Come ho sentito anche ripetere da un relatore, recentemente, all’Acton Istitute: la Chiesa nasce duale rispetto al modo di relazionarsi con il mondo intorno a sè: vi è un potere temporale ed un potere spirituale e per il cristiano, se è autentico, quest’ultimo ha la precedenza su tutti gli altri piani della realtà,per i quali, tuttavia, prevede anche la possibilità di non essere allineati con esso ad ogni costo.

Non vi sono, invece, altri ‘mondi possibili’ per l’ISLAM, in tutte le sue pur numerose declinazioni ed i processi di secolarizzazione, inevitabili anche al suo interno, si infrangono su questa vera e propria diga concettuale del messaggio rivelato al Profeta, dando luogo, al massimo, a luoghi comuni e a caricaturismi religiosi, più individuali ed isolati che altro, i quali, non scalfiscono minimamente la reale sostanza del suo messaggio: solo la Shari’a fa fede!

Cristiano Mario Sabbatini

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