di Giada Giunti

(…continua)

Procuratore Menditto: guardi, mi ha rubato una parola, l’orco. Io avevo usato l’uomo nero, per raggiungere anche gli ascoltatori più giovani.
Io non vogliono nascondere le responsabilità della magistratura e delle forze dell’ordine, stiamo cercando di fare la nostra parte; abbiamo difficoltà, anche noi abbiamo bisogno di formazione e di comprensione. Sappiamo perfettamente che non in tutta Italia il contrasto alla violenza di genere funziona nello stesso modo, ma a macchia di leopardo, quindi ci assumiamo le nostre responsabilità.
Però ci tengo a dire che bisogna fare un ragionamento collettivo, noi possiamo incrementare le leggi, aumentare anche le pene, forse è anche giusto in alcuni settori, aumentare la formazione della polizia giudiziaria e dei magistrati, dei servizi sociali, però è necessario un lavoro collettivo.
Le faccio alcuni esempi. Il ridimenzionamento. Se la donna segnala una violenza puntualmente viene ridimenzionata, dove? Dalle forze dell’ordine?  Fosse, dai magistrati?  Forse, ma all’interno della famiglia, quante volte i genitori, i fratelli, sorelle, amici hanno detto lascia stare, non denunciare, è un momento, gli passerà, è nervoso, pensa ai tuoi figli, pensa alla famiglia.

Quella un’anticamera del femminicidio in alcuni casi, perché non si vuole riconoscere la violenza. Se un uomo alza le mani una volta, due volte o è violento o fa il geloso o controlla il cellulare o controlla economicamente la donna, è un uomo violento,  maltrattamenti, il codice penale lo definisce così  articolo 572 del codice penale,  il tema va affrontato  subito; bisogna mettere in sicurezza la donna, la donna deve chiedere aiuto, deve chiedere aiuto alle persone che sono in grado di aiutarle, se la famiglia non fa squadra con lei.
Io lancio un appello alle famiglie, fate squadra, non ridimensionate. Si possono rivolgere ai centri antiviolenza, si possono rivolgere a personale specializzato che è in grado di aiutarle.

Ancora una cosa, quante volte io, per dire che riguarda a 360 gradi, lei e la sua collega abbiamo visto per strada una donna che veniva aggredita, o che urlava semmai in una macchina o abbiamo sentito dalla casa vicina un urlo o delle urla di una donna, non certo di un uomo? Domanda, rivolta a me e a lei, perché non voglio coinvolgere altri, quante volte abbiamo chiamato le forze dell’ordine? Pochissime. Ma alcuni di questi femminicidi, però, io non voglio parlare dei casi specifici, se il sistema avesse funzionato, ma tutto, non solo quello delle forze dell’ordine, ma tutto il sistema, tutto questo non sarebbe accaduto.
Un’ultima cosa, rivolta alle ragazze, per favore ragazze, voi siete intelligenti, siete ragazze che crescono con la voglia della libertà, se avete un ragazzo che alza una mano su di voi una sola volta o vi controlla il cellulare o dice che è geloso e non vi vuole fare uscire con la gonna corta, lasciatelo perché quello è potenzialmente una persona che comprime la vostra libertà e potrebbe essere violento.
Domanda del conduttore: andiamo meglio o peggio secondo lei rispetto a qualche anno fa? Parlo degli anni in cui magari c’era più politica, parlo degli anni delle grandi manifestazioni femministe, ecco andiamo meglio o peggio?  Abbiamo vissuto un fine settimana drammatico, lo ricordiamo tre femminicidi.

Procuratore Menditto: si, un fine settimana drammatico, ma un anno drammatico, gli anni scorsi sono stati drammatici, l’anno prossimo sarà drammatico, questa è la verità. Sicuramente andiamo meglio nel senso che c’è una maggiore consapevolezza anche tra noi magistrati e forze dell’ordine, c’è una maggiore preparazione, ma ancora non sufficiente. Il legislatore ci ha tirato le orecchie a noi Procure della Repubblica, a noi forze dell’ordine, dicendo sbrigatevi sostanzialmente. Con la legge sul codice rosso che funziona bene, all’inizio molte proteste perché non hanno incrementato le risorse, siamo in difficoltà, però la magistratura sta tentando e sta facendo funzionare questa legge, quindi sicuramente va meglio.
Ci tengo a dire altre due cose, primo: per favore donne, quando vi trovate in questa situazione andate da qualcuno che vi può assistere, potete denunciare, sappiate che c’è il gratuito patrocinio, cioè l’avvocato viene pagato dallo Stato. Quindi non avete delle spese, perché a volte le donne hanno paura di sostenere delle spese.
Secondo: se qualcuno non vi crede, se andate dai carabinieri e polizia e vi rimandano a casa, purtroppo capita ancora questo, se vi dicono “ma è solo una lite familiare”, segnalato alla Procura della Repubblica, interverremo, perché non è più accettabile oggi che venga rimandata indietro una donna che denuncia una violenza. La lite è un conflitto tra due persone paritarie, io e mia moglie siamo sullo stesso livello, per intendersi, se invece c’è un rapporto di sperequazione ed uno alza la voce più dell’altro, già inizia a non essere una lite, ma può esserci una violenza.
Terzo: stiamo andando avanti, ma bisogna fare ancora, c’è ancora un mare da attraversare, mi consenta questo termine, pensiamo un po’ al caso di alcune donne che sono state uccise, è tragico, nessuna in particolare. Pensiamo ai casi in cui non hanno denunciato, pensiamo se avessero denunciato, quante persone avrebbero creduto a queste donne al momento della denuncia e quante invece avrebbero detto “no, ma è una denuncia strumentale” perché non vuole portare i bambini dal marito con il quale si sta separando, o perché vuole più soldi.
Quindi, la donna si trova in un bivio, perchè se denuncia rischia di non essere creduta ed a volte le tolgono i figli, se non denuncia è colpevolizzata, perché non ha denunciato.
Questa è la mentalità collettiva, quando riusciremo a rimuovere tutto questo, faremo quell’altro passo avanti che è un po’ più lungo da percorrere”. Conclude il procuratore Menditto.
Le donne, ma soprattutto i bambini vanno difesi da qualsiasi forma di violenza, una difesa che dovrebbe essere comune, un impegno a livello mondiale, di ogni classe politica, di ogni classe sociale, in sostanza di ogni individuo, ma sappiamo che così non è.