di Mario Alberto Marchi

Siamo un Paese di vecchi. Lo dicono tutti, tracciando spesso il profilo di una società ferma, immobile, che non produce e non regala crescita. In economia, però, spesso le cose differiscono un poco dalla cronaca. Non che i numeri smentiscano la “vecchiezza” italiana, anzi, tuttavia offrono una lettura un poco diversa in termini di costi e apporto. Nella narrazione comune spacciano il fenomeno dell’elevata età media come peso per la collettività. I vecchi costano. In effetti, è vero: la quota di spesa pubblica dedicata alle pensioni di anzianità oscilla tra il 25 e il 30%, del totale e oltrepassa i 200 miliardi di euro, cioè circa il 15% del PIL. Ma quel che non si dice è che tra consumi diretti e indotti, quei soldi gli anziani li restituiscono.

Gli over 65 fanno registrare un consumo pro-capite medio annuo più elevato di altre categorie: 15,7mila euro, contro – ad esempio – i 12,5 degli under 35. Del resto è più’ alto anche il reddito medio: 20mila euro, contro 16mila. Superiori anche i parametri della ricchezza reale pro-capite, (232mila euro contro 110mila), della solidità finanziaria con 1 anziano su 10 indebitato, a fronte di quasi 1 su 3 tra gli under 40.

Il risultato finale è che il valore complessivo della spesa degli anziani raggiunge proprio quei fatidici 200 miliardi di euro, quasi un quinto dei consumi delle famiglie italiane, con la prospettiva di passare ad un quarto nel 2030 e a poco meno di un terzo 30%. Come non bastasse, a dirci quanto gli over 65 rappresentino un vero motore dell’economia, arrivano le previsioni post covid, dell’Osservatorio Silver Economy Tendercapital-Censis. “Il 43,4% di loro dedicherà più tempo alla cura personale, facendo uso di cosmetici, praticando fitness, andando dal barbiere o dal parrucchiere ed il 24,7% è pronto a rinnovare il proprio guardaroba. Il 66,4%, inoltre, vuole fare almeno un viaggio o una vacanza in Italia, mentre l’estero è preferito dal 38,4% e il 46,3% è pronto a partecipare a pranzi e cene fuori casa.”

Tutto questo, in parole povere, può essere tradotto come il famoso “far girare l’economia”. E attenzione, perchè i protagonisti- cioè gli anziani – ne sono pienamente consapevoli. Il rapporto Censis ci dice ancora che “l’88,7% degli anziani si definisce il bancomat di figli e nipoti e al riguardo sono d’accordo il 67,1% degli adulti e il 50,8% dei giovani. Con ogni probabilità sarà ancora così in futuro, poiché il 67,8% degli anziani è convinto che la propria condizione economica sarà migliore o uguale ad oggi nel post pandemia, mentre ad avere la stessa fiducia è il 52,3% degli adulti e dei giovani”. Insomma, questi anziani sono in realtà una parte solida e ben attiva del sistema economico, ben diversa dall’immagine del pensionato stanco che vive ormai sulle spalle della società. Una realtà che andrebbe ben spiegata, soprattutto ai giovani, visto che -sempre secondo Censis – per il 54,3% degli under 35 si spendono troppe risorse pubbliche per gli anziani.