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sabato, 28 Gennaio, 2023

Fidel Scam. Ecco le truffe tramite Pec

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L’email PEC non è cosí sicura come si credeva. Una operazione della polizia di stato che ha coinvolto le province di Milano e Brescia ha messo in luce come sia possibile mettere in atto delle truffe ai danni di aziende utilizzando anche la PEC, la posta certificata.

Già, un indirizzo di posta elettronica PEC puó essere aperto da chiunque, anche da un truffatore, e la presenza di un indirizzo PEC, a meno che non sia contestualizzato ad un sito internet inerente e a sua volta certificato, non dà la certezza che chi scrive non sia intenzionato a giocare qualche brutto tiro alla tasche delle sue vittime prescelte.

I fatti e le PEC delle banche

In questi giorni la polizia di stato ha eseguito, su delega della Procura della Repubblica del Tribunale di Brescia, 7 perquisizioni personali, locali e informatiche, nelle province di Milano e Brescia, nei confronti di 7 persone appartenenti ad un’organizzazione criminale dedita a truffe ai danni di piccole e medie imprese, i cui “affari” coinvolgevano l’intero territorio nazionale.

Su richiesta del Pubblico Ministero, il giudice delle indagini preliminari ha disposto che i 7 avranno l’obbligo di dimora e della presentazione alla polizia giudiziaria. Ha anche disposto il sequestro preventivo dei conti correnti e di circa 500mila euro.

La polizia postale al lavoro

Indagini in sala operativa

La Sezione Operativa Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale di Crotone ha iniziato le indagini dopo la denuncia di una delle vittime. È emerso che il meccanismo truffaldino prendeva il via attraverso l’utilizzo di email e Pec apparentemente riconducibili ai principali istituti bancari italiani, utilizzate massivamente per promuovere falsi finanziamenti per l’industria.

Le società scelte come bersaglio venivano contattate e veniva loro prospettata la possibilità di accedere a contratti di finanziamento per piccole e medie imprese garantiti da Cassa Depositi e Prestiti, che è un istituto di credito pubblico che lavora, in esclusiva o quasi, per i comuni, le Regioni e per lo Stato.

La sola condizione imposta per l’erogazione del prestito era la sottoscrizione di una polizza assicurativa, con il versamento di premio unico iniziale corrispondente al 1,2% o 1,4% del valore della somma erogata. Il pagamento di tali premi confluiva di fatto su conti correnti esteri nella disponibilità dei truffatori.

Una volta avvenuto il pagamento, al momento della concretizzazione dell’operazione e della stipula del contratto di prestito, i membri delle società sparivano. In questo modo, in poco tempo, la banda avrebbe permesso loro di guadagnare la ragguardevole somma di circa 500.000 euro.

Le perquisizioni hanno permesso di appurare che le truffe erano ancora in corso. La Polizia Postale di Crotone, Centro Operativo Sicurezza Cibernetica di quella di Milano e Brescia e il Servizio della Polizia Postale e delle Comunicazioni hanno collaborato per ricostruire i fatti e hanno sequestrato agli indagati anche 20.000 euro in contanti, numerose carte di credito, computer e telefonini considerati beni utilizzati per commettere reati. La questura fa sapere comunque che l’impianto accusatorio, già condiviso dal Gip, dovrà comunque essere oggetto di ulteriori valutazioni in sede processuale.

Conclusioni solo durante i processi

L’ultima frase non deve sorprendere. In casi come questo vanno stabilite le reali responsabilità soggettive, il livello di consapevolezza di essere parte di una truffa di ogni indagato e potrei dire anche il livello di approssimazione professionale di ogni persona. Sono situazioni che possono essere valutate e decise solo durante un processo.

Una storia simile può peró insegnare a tutti che persino le PEC possono essere utilizzate per le truffe, dopo essere state “normalizzate” dall’offerta sul mercato. Quando la PEC è stata inventata era un indirizzo email che metteva in comunicazione diretta i cittadini che ne facevano richiesta con ogni ufficio pubblico e c’era una rubrica di indirizzi già registrata sui server governativi.

Le PEC date ai cittadini gratuitamente avevano un indirizzo di dominio Pec.gov.it e tutti gli indirizzi PEC risiedevano su server governativi staccati dalla rete del web e costituivano un collegamento diretto e assolutamente sicuro fra cittadini e enti pubblici.

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Ilaria Maria Preti
Ilaria Maria Preti
Sono metà Milanese e metà Mantovana. Ho iniziato giovanissima a interessarmi di cronaca, cibo e politica. Per anni a Tvci, una delle prime televisioni private, appartengo alla storia della televisione quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Nel tempo sono diventata una giornalista e una Web and Seo Editor Specialist. Ora scrivo per alcune testate e coordino portali di informazione. Dal 2000 al 2019 sono stata anche una speaker radiofonica.

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