di Marzio Milord

Chi vede o sente Silvio Berlusconi al telefono parla di un uomo convinto di avere numeri e certezze per salire al Quirinale. Salvini e Meloni sono già stati avvisati, Italia Viva non disdegnerebbe votare Silvio, Enrico Letta deve a Berlusconi di avergli salvato il Governo qualche anno fa e il gruppo misto è allertato. Gli unici che mantengono una posizione sul “no” a Silvio sono i grillini; ma si sa, ai pentastellati basta pochissimo per cambiare idea: poltrone, soldi e cambi di opinioni da un giorno all’altro sono la loro stella cometa. Consideriamo anche il fatto che il M5S è ormai formato da tre correnti: Di Maio, Grillo e Conte, e non tutti guardano a Silvio con disprezzo.

Se per Silvione la situazione si stanno dissolvendo, è da qualche giorno che giornalisti ed esperti di Quirinale hanno ricicciato il nome di Giuliano Amato, socialista-democristiano rigorosamente di sinistra, sparito dai radar da tanti anni. Come molti sanno, tra Silvio e Giuliano scorre buon sangue e non è detto che l’uno non possa far bene all’altro, ovvero che Berlusconi qualora dovesse rinunciare alla corsa faccia votare a Forza Italia Amato (con rassicurazioni annesse) mentre dall’altra il democristiano convinca un pezzo del Pd a votare il fondatore di Mediaset.

Tra i due pianeti, ci sono molto satelliti quali l’intramontabile Romano Prodi, il voltagabbana e democristiano della peggior specie Pier Ferdinando Casini, Angela Finocchiaro, Marta Cartabia e persino Maria Elisabetta Alberti Casellati. La svolta per il Quirinale, come la sua elezione, è dietro l’angolo ma i partiti sono oggettivamente ancora in alto mare.