di Gabriele Rizza

Dagli States importiamo ogni tipo di moda e pensiero. E così la furia iconoclasta politicamente corretta ci ha messo poco a sbarcare in Italia, adattandosi alle vesti politicamente faziose e fuorvianti del Belpaese.

I Sentinelli, movimento antirazzista e arcobaleno meneghino, ha proposto la rimozione della statua del giornalista Indro Montanelli posta presso l’omonimo giardino, i Giardini pubblici Indro Montanelli. Secondo il movimento, ala estrema dell’infantilismo politico stile Sardine,

“A Milano ci sono un parco e una statua dedicati a Indro Montanelli, che fino alla fine dei suoi giorni ha rivendicato con orgoglio il fatto di aver comprato e sposato una bambina eritrea di dodici anni perché gli facesse da schiava sessuale, durante l’aggressione del regime fascista all’Etiopia. Noi riteniamo che sia ora di dire basta a questa offesa alla città e ai suoi valori democratici e antirazzisti e richiamiamo l’intero consiglio a valutare l’ipotesi di rimozione della statua, per intitolare i Giardini Pubblici a qualcuno che sia più degno di rappresentare la storia e la memoria della nostra città Medaglia d’Oro della Resistenza”.

Non c’è alcun bisogno di difendere lo storico direttore del Corriere della Sera, il fondatore de Il Giornale e de La Voce. Per rispetto verso Montanelli, che anche a vent’anni dalla sua morte si difende da solo grazie al profondo e sincero legame che creò con i suoi lettori, e per non dare poi così tanto credito alle congetture ai un gruppetto di viziati borghesi che giocano alla libertà protetti dal mainstream. È assolutamente vero che Montanelli prese in sposa una bambina etiope, ma non se ne vantò mai. Dall’alto della sua sincerità, raccontò più volte un fatto avvenuto nel 1936, quando anche i futuri antifascisti parteciparono entusiasti alla campagna d’Etiopia. La differenza tra Montanelli e gli altri, è che non seguì il costume tutto italiano di rinnegare il passato e riciclarsi, per la caratura e dell’uomo e per l’immensa bravura giornalistica che non gli impedì mai di trovare un editore. Merito e coerenza, questi sconosciuti nelle trame italiane.  Anche quando a fine anni ’30 lasciò l’Italia per la Lituania, perseguitato proprio dal fascismo che non gli perdonò mai di aver scritto la verità sulla Battaglia di Santander durante la guerra civile spagnola, dove gli italiani non spararono quasi un colpo per vincere.

Al peggio non c’è fine. E dal cortile della pagina Facebook dei Sentinelli, la proposta è accolta con favore dai consiglieri comunali del Partito Democratico, che ritengono la proposta degna di essere discussa.

Resta ai piedi della statua di Montanelli una povera Italia messa culturalmente in ginocchio dai liberal di sinistra, stile Boldrini, Saviano e sardine e dai patrioti folkloristici come la Meloni, che metterebbero il tricolore anche sui rotoli di carta igienica. Diceva il maestro Montanelli, in una delle sue ultime interviste, che il futuro potrà essere radioso per gli italiani, oscuro per l’Italia. Perché abitato da un popolo senza memoria che non vuole conoscere la propria storia. E così i giovani Sentinelli, cresciuti nelle comodità contemporanee, dimenticano di quando il soggetto della statua che vorrebbero rimuovere, era destinato dai nazisti alla fucilazione. Dimenticano anche di quando perdonò e incontro i ragazzi delle Brigate Rosse che lo avevano gambizzato nel 1977. Un esempio per un paese poco disposto a perdonare i nemici interni e a pacificarsi con la propria storia e coscienza.

Ecco quindi l’Italietta citata da Zingaretti. Di cui fa parte lui e la stragrande maggioranza della classe dirigente italiana. Senza identità e coraggio, pronta a stendere il tappeto rosso a chi nel mondo ci sembra più avanti, o a reagire con le mascherine tricolori quando si è in difficoltà, invece di armarsi di competenza e visione.  

Un paese che culturalmente si batte per il nulla, conoscendo niente. Senza consapevolezza e onore nel riconoscere la sincerità negli uomini della parte avversaria. Come riusciva a fare Indro Montanelli. Da buon anarchico conservatore, guardava la statura morale degli uomini. Noi siamo accecati dalle ideologie, nemmeno dalle idee.