di Martina Grandori

Come spesso accade alcuni docu-film passano un po’ in sordina. Sono scomodi, fanno paura. Come il caso di The Social Dilemma, serie TV uscita il 9 settembre su Netflix, inquietante denuncia sociale sulla dipendenza che generano le app inventate al fine di sfruttare le nostre vulnerabilità psicologiche e renderci così dipendenti da internet.

In poche parole maggiore è il tempo che passiamo su app e social, più saranno i dati che le aziende di riferimento avranno su di noi e più alto sarà il valore a cui venderanno i post pubblicitari agli inserzionisti.

Sono gli effetti della rivoluzione che i social network hanno generato, effetti da pelle d’oca perché la dipendenza da social non fa differenze di età purtroppo. Siamo tutti coinvolti.

L’approccio del regista di The Social Dilemma, il 36enne Jeff Orlowski, è laico, dà la parola a chi quelle tecnologie le ha inventate, non a chi le boicotta. Ed è proprio qui il geniale approccio, coinvolgere ingegneri informatici di Google, Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest e far loro svuotare il sacco facendo leva su dei sensi di colpa, queste piattaforme lavorano per risucchiarti in una sorta di tana del Bianconiglio, ovvero la dipendenza, e non lasciarti più andar via. Il tutto senza che tu te ne accorga, è tutto un lavoro psicologico, tutti siamo user, utenti in italiano, di queste app o di questi portali, ma la cosa che fa rabbrividire è che in inglese user è usato anche per indicare chi è dipendente dalle droghe.

Mettere like o cuoricini ormai è una droga, e come tutte le dipendenze genera anche tragedie, la generazione Z (quella subito dopo i Millenials, dipendenti dalla tecnologia) è stata la prima ad essere vittima di questa dipendenza inconsapevole con un aumento dei suicidi significativo. Questo tipo di tecnologia è come un recinto, all’interno del quale c’è l’individuo umano, ogni suo click, ogni suo navigare, ogni sua foto sono dati che profilano la tua personalità, dati ghiotti per gli algoritmi del marketing da rivendere a chi vuoi fare pubblicità e far guadagnare i giganti della Silicon Valley.

“La velocità di elaborazione dei computer è cresciuta dal 1960 mille miliardi di volte, quella di un’auto è al massimo raddoppiata” spiega l’ingegnere informatico Tristan Harris. E su questa velocità fa leva l’invasività del marketing, che ha come obiettivo quello di inquadrare e determinare comportamenti umani. The Social Dilemma indaga senza voler boicottare questo fiume inarrestabile che sono principalmente i social media, ma si interroga anche su uno sviluppo più sostenibile di questa epidemia da dipendenza da web che di fatto fa sentire tutti più soli e isolati. Impossibile tornare indietro, oramai è una società di smanettoni.

Bisognerebbe trovare un equilibrio, un’armonia, bisognerebbe essere più consapevoli, ragionare di più su cosa sono poi in fin dei conti gli effetti collaterali di questa droga.