di Gabriele Rizza

Tessuti Raponi è da più di quarant’anni uno dei baluardi della tradizione italiana, che resiste con successo all’avanzare delle grandi catene di distribuzione, nonché punto di riferimento milanese per tanti appassionati della moda, di chi conserva o scopre il piacere di procurarsi i tessuti preferiti e prodursi da sé i propri abiti con creatività e di chi ha immaginazione per i tendaggi per la propria casa. Del futuro e dell’evoluzione di questo settore tipico della creatività italiana, ne abbiamo parlato con Enrico Raponi.

Cosa ha permesso alla vostra attività di avere una storia lunga più di quarant’anni e di crescere con l’apertura di più punti vendita?

«La serietà e la passione per il lavoro sono sempre alla base del successo di una azienda. La nostra è anche una passione familiare che si è consolidata nel corso degli anni; siamo sempre stati attenti alle esigenze dei nostri clienti inserendo continuamente prodotti nuovi e di tendenza. Ma abbiamo posto grande attenzione anche ai nostri collaboratori: trasmettere loro la passione per il mondo del tessuto è sempre stata una nostra priorità».

Nel corso degli anni, il tipo di clientela e le loro esigenze sono cambiate?

«La clientela è cambiata moltissimo; i primi anni si vendeva qualsiasi articolo perché il mercato era povero di offerta. Negli anni abbiamo notato un crescente aumento di richieste di nuovi tessuti e maggiore qualità. L’avvento dell’abbigliamento a basso costo dalla Cina ci ha costretto infatti ad alzare la qualità cercando di non stravolgere i prezzi. Inoltre abbiamo dato più spazio ai tessuti d’arredo: dalle tende ai tessuti per la camera il soggiorno e la cucina».

Esiste anche una moda dei tessuti? ci sono dei cicli in cui un particolare tessuto o colore è più richiesti di altri?

«Assolutamente sì. Ci sono tessuti classici che si vendono sempre, sia per uomo che per donna, ma essendo nella capitale della moda ogni anno ci sono richieste di nuovi tessuti. Bisogna sempre farsi trovare pronti con i colori o le fantasie del momento. Ci sono colori che ciclicamente si ripresentano, come anche alcuni tagli di abito. Bisogna avere un po’ tutto, anche il fuori stagione pronto in magazzino, per soddisfare quelli che vogliono anticipare la stagione».

Andando alla stretta attualità, come è stato per voi l’ultimo anno segnato dalle restrizioni e dalla conseguente crisi economica?

«L’ultimo anno è stato difficile, tra chiusure improvvise e prolungate e le difficoltà nel reperire alcuni articoli con i corrieri che consegnavano a singhiozzo. Inoltre siamo stupiti dal fatto che nella capitale della moda il tessuto non sia ritenuto fondamentale: le scuole di moda, che a Milano sono molte, sono in crisi perché gli studenti non riescono a procurarsi il materiale di studio con continuità. Comunque siamo riusciti a rifornire alcune realtà con le consegne a domicilio».

Si va sempre più verso un mondo in cui ogni bene è pronto, già fatto e di breve durata, l’autoproduzione e l’artigianalità hanno ancora un futuro?

«Per quanto riguarda il mondo del tessuto c’è stato un aumento di nuove sarte e sartorie e persone che vogliono frequentare corsi di taglio e cucito. Il “pronto” acquistabile online e a basso costo ha grandi limiti in fatto di qualità e quindi durata; inoltre a volte l’acquisto non corrisponde alle aspettative: il capo deve essere perfettamente conformato al proprio corpo e il colore/fantasia si deve abbinare al proprio volto o fisico, cosa molto più semplice quando si può provare il tessuto in negozio davanti ad uno specchio».