di Gabriele Rizza

Adesso o il Parlamento ci segue o dovrete trovarvi un altro esecutivo”, dure le parole di Mario Draghi indirizzate al Parlamento, in particolare alla Camera dei Deputati, che ha mandato sotto il Governo, per ben quattro volte, nelle commissioni Affari costituzionali e Bilancio di Montecitorio sul decreto Milleproroghe, e in particolare sui fondi per la bonifica dell’ex Ilva. È già da quando calò il sipario sulla sua candidatura al Colle che l’attuale Premier sembra aver finito la sua luna di miele con i partiti di maggioranza e i loro leader, complice semplicemente l’avanzare dell’unica cosa che alla lunga non si può mettere sotto al tappeto, la realtà. E quindi inflazione, bollette alle stelle e miliardi di euro da gestire per il famoso piano rilancio dell’economia. Ne esce così fuori l’ennesimo equivoco democratico tutto italiano: da una parte il governo più religioso della storia dalla prima repubblica in poi, perché non è mai accaduto in Italia che un premier venisse applaudito dai giornalisti nella conferenza stampa di Natale. Un governo che sente così tanto di avere una natura salvifica per via dei buoni uffici di Draghi nel mondo – e quindi con a favore quasi la totalità della stampa – da ritenere solo bazzecole e capricci ogni possibile rimostranza in Parlamento, specie dopo che i capi delegazione dei partiti avevano garantito un percorso senza intoppi nelle votazioni dell’ultima settimana. Dall’altra, un Parlamento chino alla convenienza di lasciar fare tutto al Primo Ministro, indifferente ad un Paese governato a suon di decreti legge e ormai fuori da qualsiasi gioco realmente decisionale, che però si azzuffa e batte i piedi quando si tratta di gestire quei 50, 100, 300 milioni di euro buoni per accontentare certi settori di riferimento di un partito o dell’altro.
Da una parte un governo viziato, da presidenzialismo di fatto, dall’altro la bassa levatura di un Parlamento ridotto a semplice ente burocratico e un pizzico di potere su qualche milione di euro e qualche misura spot che mai inciderà realmente sulla vita del Paese.
Siamo tra un Governo che non ritiene accettabile degli intoppi in una delle Commissioni della Camera dei Deputati e un Parlamento che ha coraggio solo quando il coraggio non serve.