di Gabriele Rizza

Restiamo a casa è stato il motto, il monito e il salvavita degli ultimi due mesi. Chi ha avuto ruoli di maggiori responsabilità nel combattere l’epidemia, come medici e infermieri, carabinieri e autorità, lo ha trasformato in Restate a casa. Qualcuno ci ha preso più gusto di altri, come tanti sindaci italiani, ormai così popolari sul web da far impallidire lo youtuber più affermato.

Come dimenticare le passeggiate al parco e la costante partecipazione ai posti di blocco del Sindaco di Bari, Antonio Decaro, sempre ben ripreso dalle telecamere, intento a rimandare le persone a casa con tanto di predica morale. Queste immagini hanno fatto sorridere molti italiani, ma niente distorce la realtà più di una risata. È vero, i rappresentanti delle Istituzioni hanno anche un ruolo morale e devono svolgere un’azione morale, ma non devono avere mai la pretesa di moralizzare, soprattutto nei confronti del singolo. Nemmeno in situazioni di emergenza. Andando più a fondo, nel merito e nel metodo, le prediche sono rivolte a cittadini certamente superficiali, non rispettosi del prossimo e incoscienti, ma pur sempre inermi come gli altri, e la tecnica dello spavento e della predica risulta anche fin troppo facile e comoda. L’eroismo e l’abnegazione sono a prezzi di saldo in due minuti di registrazione. Abbiamo mai visto sindaci addentrarsi nelle periferie a rimproverare e moralizzare spacciatori, delinquenti, criminali seriali o chi non rispetta la raccolta differenziata che, come un virus, contagiano ogni giorno le città? No. Perché l’effetto mediatico non sarebbe lo stesso, la poca remissività di quelle persone al Sindaco non darebbe a sufficienza l’immagine da sceriffo vincente, come magari può offrirla un settantenne. Soprattutto non chiediamo questo ai sindaci. Se, per esempio, tanti bambini non vanno più a scuola, il Sindaco non deve presentarsi a casa dei genitori a fare la predica, ma semplicemente rafforzare l’organico degli assistenti sociali, che faranno il loro lavoro. Questa è il compito e l’azione morale del Sindaco. E stia tranquillo il Primo Cittadino, il consenso alla lunga arriverà lo stesso, forse non il successo da star, ma il consenso, quello sì. 

E poi abbiamo i videomessaggi. Falcomatà a Reggio Calabria o i De Luca, il campano e il messinese, per dirne alcuni. Fanno ridere, e anche molto. Ma hanno semplicemente cavalcato l’onda emotiva della quarantena, la paura e la rabbia nei confronti del trasgressore. Un amministratore della cosa pubblica non cavalca ma governa. E sempre le risate, leitmotiv di questi personaggi, non mostrano altro che la loro impotenza. Il lanciafiamme di De Luca è diventato una pistola d’acqua davanti ai tanti assembramenti segnalati nel napoletano in questi mesi. La sicurezza si fa con l’azione e l’informazione, non con i moniti e rimproveri. E in questo caso è da riconoscere che spesso i sindaci non hanno gli strumenti sufficienti per intervenire.

 Tutto questo, conferma la tendenza degli ultimi anni: il personaggio politico prende il posto del ruolo e dell’Istituzione. Processo accelerato dai social e dal suo linguaggio, fatto di paradossi ed estremizzazione dei fatti, giochi di linguistici per ottenere qualche like in più.