di Stefano Sannino

Che cos’è la felicità?
Questa domanda ha assillato filosofi e pensatori per migliaia di anni, ed oggi è entrata a far parte del sostrato popolare del pensiero umano, raggiungendo anche coloro che, fino a qualche secolo fa, deridevano chi invece faceva di questa domanda la base della sua ricerca di vita.
Questa moderna ricerca della felicità non può che dipendere da una presa di consapevolezza circa l’infelicità umana, ovverosia quella condizione alla quale nessuno di noi può sfuggire. Fintato che l’uomo rimane inconsapevole della sua infelicità, non indagherà su ciò di cui è manchevole; ma qualora, al contrario, dovesse rendersi conto di quanto è infelice, ecco che non potrà far altro che cercare la sua felicità.
Verrebbe dunque da chiedersi cosa ci renda tanto infelici da renderci addirittura consapevoli di questa infelicità.
Se paragonassimo la nostra civiltà a quelle antiche, riusciremmo forse a vedere un cambio di paradigma interno, un’inversione di tendenza cioè, che ci ha portato dall’avere – almeno in occidente – un approccio razionale ed aperto, inclusivo e globale, ad un approccio irrazionale, misterico, dogmatico. In sostanza, ad un certo punto della storia umana, le civiltà occidentali hanno fatto ritorno ad una condizione quasi preistorica della mente, ad un’irrazionalità di fondo che ha costruito le nostre società sui concetti di vergogna e di dogmatismo. Perfino quel sapere che più di tutti si occupava della ricerca della felicità, la filosofia, ha assunto durante questo passaggio, un carattere dogmatico e di imposizione, abbandonando invece la libera ricerca che l’aveva caratterizzata in epoca classica. Se dunque oggi ci chiedessimo cosa sia la felicità, dovremmo forse ammettere di non poterla trovare nella società così come l’abbiamo costruita e come siamo abituati a viverla. Dovremmo ammettere di dover cambiare ed evolvere, di dover forse ritornare alle nostre radici: in cui l’uomo era libero pensatore, libero religioso, libero scienziato. Forse, dovremmo ammettere, è quel tipo di libertà a renderci felici e non quello falso ed esecrabile che viviamo oggi.