di Gabriele Rizza

Nella giornata di ieri, mercoledì 22 aprile, i sindacati hanno preso parte all’audizione della VII Commissione Cultura del Senato. Tema della seduta è stato il Decreto scuola 8 aprile 2020, recante misure urgenti sulla regolare conclusione e l’ordinato avvio dell’anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato, che ha iniziato l’iter parlamentare per la conversione in legge. Notizia positiva è stata la convergenza dei sindacati anche in merito ai criteri di reclutamento del corpo docenti – ANIEF, FLC, CGIL, CISL, UIL, GILDA, SNALS –  non sempre sulla stessa lunghezza d’onda negli ultimi anni. Un bene per l’istituzione scolastica nel suo insieme, per i diritti dei lavoratori e di riflesso, per la formazione degli studenti.  Il sindacato ANIEF, guidato da Marcello Pacifico, ha proposto 30 modifiche al Decreto. È stata proposta l’abrogazione del rinvio dell’aggiornamento delle graduatorie di istituto, che farebbe registrare un grande aumento delle supplenze. Le graduatorie, essendo provinciali, potrebbero essere utilizzate come bacino per le assunzioni, strada possibile e praticabile, proprio come sta facendo la Provincia di Trento.

 Riaprire le GaE, soluzione al momento non presa in considerazione dal titolare del MIUR, Lucia Azzolina, appare quantomeno una soluzione logica per garantire un minimo di normalità nella situazione di emergenza in cui è sprofondata l’Italia a causa del Coronavirus, che ha messo a dura prova non solo la sanità pubblica, ma anche evidenziato, per l’ennesima volta, le carenze politiche nella gestione del personale scolastico. Se non si prende atto dello stato di emergenza, a settembre si rischiano 20.000 cattedre vacanti, tutto a discapito del bene degli studenti, il quale dovrebbe essere in cima ai pensieri del Ministro, garantendo loro il più possibile la continuità didattica con i docenti, purtroppo precari, che da anni seguono il loro percorso di crescita.

Si palesano in questa fase tutta l’inconcludenza e la mancanza di visione che ha segnato gli ultimi venti anni di storia dell’istruzione. Si pensi al caso dei diplomati magistrali. Venti anni di promesse non mantenute, di problemi tenuti alla porta per nasconderli e di vero e proprio sfruttamento. La narrazione è quella di premiare la meritocrazia, mentre la realtà racconta vent’anni di precariato, di persone che non possono liberamente programmare un futuro, di bambini che ogni anno cambiano insegnanti. Si parla di merito per non dover ammettere che la realtà è quella di continui tagli alla scuola, dello Stato che dice a un suo cittadino: oggi mi servi, domani chissà.

Di più. La cattiva gestione del caso dei diplomati magistrali ha creato uno scontro tra lavoratori, diplomati con diritto all’insegnamento e i giovani laureati in Scienze della formazione primaria. Frattura tra lavoratori e frattura generazionale al tempo stesso. Errore imperdonabile perché ha fatto venire meno la coesione, lo scambio di esperienze tra colleghi e il racconto delle diverse generazioni di studenti, elementi umani cardine del mestiere più bello del mondo, l’insegnante.