di Susanna Russo

Appena diplomata ISEF presso l’Università Cattolica di Milano, inizia quasi naturalmente a cercare un teatro con cui esprimersi attraverso il corpo e il movimento. Nel 2002 si diploma come attrice presso l’Alta Scuola per il Teatro, e in seguito prende il diploma in dizione e doppiaggio presso la scuola di teatro “Quelli di Grock”.

Nel 1993 si diploma in Clownerie presso il teatro “Sala Fontana” di Milano, e nel 1995 si diploma in recitazione presso il “Teatro Arsenale” di Milano. Fonda la compagnia Eccentrici Dadarò che vincerà il premio come miglior compagnia emergente nel 2003 e diversi premi nazionali nel corso degli anni. Con la compagnia realizza più di 20 spettacoli in qualità di attrice e autrice, tra i quali Senza filtro ispirato all’opera di Alda Merini vincitore premio Next – Regione Lombardia, e Nina, un soggetto per un breve racconto, monologo liberamente tratto dal “Gabbiano” di A. Checov con cui vince il Premio Calandra 2013 come migliore attrice e miglior spettacolo.

A livello televisivo l’esperienza più lunga l’ha avuta in Rai, dove si è dedicata con molto entusiasmo al pubblico più giovane. Tra i vari programmi televisivi a cui partecipa come attrice ci sono Candid Camera, La strana coppia, con Luca e Paolo e Un ciclone in famiglia. Nel 2003 recita nel programma Il Sig.G dedicato alla figura artistica di Giorgio Gaber.  A Gennaio 2022 debutterà al Teatro Litta con Revolutionary Road.

 

In che modo Alda Merini, a cui, insieme alla tua compagnia, hai anche dedicato lo spettacolo Senza filtro, ha influenzato il tuo percorso personale ed artistico?

«Voglio dire mille volte “grazie” ad Alda Merini per quello che ci ha regalato, sia durante la creazione dello spettacolo, (che sentiamo quasi più una testimonianza che uno spettacolo, anche se in scena ci affidiamo al suo imprevedibile angelo custode) che dopo la sua nascita, replica dopo replica. Lo spettacolo, scritto a quattro mani con Fabrizio Visconti, è nato con i suoi amici più intimi: Arnoldo Mondadori, Alberto Casiraghi, Giuliano Grittini e Luisella Veroli, che hanno condiviso con noi tempo, storie, aneddoti, musica, immagini, e soprattutto sono stati la testimonianza vivente che l’incontro con un essere umano straordinario ti cambia la vita. Diversissimi tra loro, avevano tutti la stessa luce negli occhi mentre raccontavano di Lei. Una luce che era amore, energia, nuova visione delle cose, era forza per rompere schemi e confini che siamo abituati a darci o diamo per scontati. Parola per parola i nostri fogli si riempivano di appunti e le poesie che avevamo letto negli anni e le pagine dei libri che affollavano il tavolo si fondevano sempre di più con la sua vita fatta di estremo amore, forza, desiderio, dolore, perdono. E a star vicino a Lei, si, è vero, si cambia. Ci siamo fatti prendere per mano, ci siamo fatti attraversare, abbiamo scoperto nuovi sguardi e nuove forme d’amore, e abbiamo affidato al cuore e alla musica che nasceva in prova, le parole che sono volate dal tavolo al palcoscenico.»

 

Sulla pagina Facebook della tua compagnia, Eccentrici Dadaró, il giorno 27 Febbraio avete pubblicato un aggiornamento di quelle che sarebbero state le tappe orarie della vostra giornata, dal carico del furgone al “chi è di scena”, che sarebbe dovuta finire la sera stessa con il debutto dello spettacolo Revolutionary Road, se il vostro spettacolo non fosse stato nuovamente rimandato a Gennaio 2022; come state vivendo questa attesa?

«Ops…sì, il 27 Aprile abbiamo giocato con l’immaginazione (abbiamo anche creato un po’ di confusione, senza volerlo, con annunci un po’ troppo in bilico tra la realtà e la finzione!) per annunciare ufficialmente lo spostamento del debutto e presentare un piccolo trailer dello spettacolo che verrà. Abbiamo fissato nuove prove e approfitteremo di questo tempo per sviluppare alcune idee che faranno da corollario al progetto, anche per non perdere energia e motivazione. Certo, non vediamo l’ora di dare la luce al progetto, l’attesa è davvero lunga e sono saltati già diversi debutti, ma approfitto per ringraziare tutto il reparto organizzativo del Litta e soprattutto Gaia Calimani, che ogni volta ha condiviso con noi speranze e delusioni. Ma ora il teatro ha riaperto, stiamo su questo!»

 

Cosa accomuna te e Nina, protagonista femminile de Il Gabbiano di Cechov?

 «Ho incontrato Nina per la prima volta a Melichovo, a casa di Cechov, poi a Mosca con il Maestro Jurij Alshitz, e mi sono innamorata delle sue parole, persa (e ritrovata) tra le pagine del suo “Gabbiano”. Nina mi ha insegnato il senso del nostro mestiere, e le sue parole mi hanno sostenuta ed aiutata molte volte. Quando portiamo in scena Nina, (parlo al plurale perché ogni parola della riscrittura e tutto il percorso creativo è stato condiviso con il regista Fabrizio Visconti) viviamo l’emozione di un incontro sempre diverso. Sono cambiata io con il tempo, e se all’inizio mi sentivo vicina alla “Nina “della prima parte dello spettacolo, ora comprendo più profondamente la seconda parte, che anni fa potevo solo immaginare. Ogni volta risuonano in me parole diverse, ogni volta Nina mi insegna qualcosa. Nina è il baule sulle mie spalle dell’ultima scena. Nina è, per me, “più viva e vera di ogni cosa viva e vera”. Nina mi ha fatto dire “si”.»

 

Nel 1996 hai iniziato a lavorare in Rai, dove ti sei dedicata al pubblico più giovane, e sempre a questo hai dedicato gran parte del tuo lavoro in teatro. In quale forma e con quali contenuti ti rivolgeresti ai giovani d’oggi, che stanno avendo a che fare con gli effetti di una pandemia?

 «Sarà impossibile ripartire subito con le scolastiche a cui si era abitati, con i teatri pieni di bambini e ragazzi elettrizzati, gli autobus posteggiati fuori e i sorrisi non nascosti dalle mascherine. Cominceremo con progetti per piccoli gruppi, ripetibili nella stessa giornata e adattabili a spazi anche non teatrali. Se i ragazzi non potranno ancora andare a teatro, sarà il teatro a tornare a scuola. Stiamo, per questo, dando nuova forma ad alcuni nostri spettacoli di repertorio e dando vita a nuovi progetti. Importante sarà lasciare “lo schermo” e tornare a vivere un’esperienza collettiva, ad essere occhi negli occhi, a essere “qui e ora”. Abbiamo tutti il delicato compito, attraverso il nostro linguaggio, di aiutare i ragazzi a ritrovarsi. Il primo progetto di compagnia, che debutterà a luglio, nasce per i più piccoli e sarà, senza parole e immerso nelle immagini e nella musica, dedicato al variopinto mondo delle emozioni, così da riconoscerle, ritrovarle e viverle. Il teatro può e deve farlo.»

 

In cosa si differenzierà dal passato essere in scena nell’era post Covid-19?

«Sinceramente non sono ancora in grado di dare una risposta a questa domanda, ma me la faccio costantemente. Devo ancora guardarmi allo specchio, e capire davvero dove sono adesso. Quello che so è che dentro ognuno di noi qualcosa è inevitabilmente cambiato, e questo “qualcosa” deve essere un’opportunità di rinascita con cui confrontarsi tornando in scena, nei prossimi progetti, guidati dal desiderio di tornare a vivere la nostra scelta di vita e con il rispetto essa che merita. Sarà necessario anche mettersi dall’altra parte, quella del pubblico, chiedendosi su quale piano ritrovarsi, come e con quale energia. Abbiamo bisogno di sincerità.»

 

Cosa ti è mancato di più in questi mesi di chiusura dei teatri?

«Tutto! Troppo sintetica? Allora da dove posso cominciare…? Mi è mancato un luogo dove sentire la possibilità di essere libera. Mi sono terribilmente mancati i miei compagni di viaggio, i visionari, chi scommette sull’invisibile. Mi è mancato il dialogo reale con il pubblico, e mi emoziona tantissimo l’idea di poter incontrare nuovamente il loro sguardo e le loro parole preziose. Potrei continuare ad elencare ogni cosa, anche la più piccola, ma non finirei più. Posso dirti però che, ogni volta che sentivo nominare la parola “Teatro”, mi venivano le lacrime agli occhi, non solo per il dispiacere legato al terribile periodo che abbiamo passato, ma anche per l’amore che tutti noi sentiamo per queste “case degli spiriti”, un amore grande che a volte trabocca anche dagli occhi.»