2.6 C
Milano
mercoledì, 7 Dicembre, 2022

Roberto Maroni. Quel barbaro sognante che ha governato la Lombardia e ha scritto “il Viminale esploderà”

- Advertisement -spot_imgspot_img
Annunci sponsorizzatispot_imgspot_img

La triste notizia della morte dell’avvocato Roberto Maroni, 67 anni, uomo politico e rivoluzionario della Lega, è stata diffusa la mattina del 22 novembre 2022. La scoperta di avere una malattia inesorabile lo aveva portato a decidere di non ricandidarsi come Presidente della Regione Lombardia nelle elezioni del 2017, dopo aver governato la Lombardia sin dal 2012, spodestando Roberto Formigoni.

Roberto Maroni nel 2012 aveva stravinto le elezioni regionali dopo che il segretario federale della Lega Matteo Salvini aveva deciso di fare cadere la giunta di Formigoni e tornare a votare, a seguito dello scandalo Zambetti. Lo slogan “La Lombardia in testa” e la sua figura di uomo molto poco formale, ma molto deciso e molto lombardo conquistò e convinse i lombardi sconvolti dall’idea che la ndrangheta si fosse infiltrata fino alla maggiore delle loro istituzioni. Sotto il suo governo si svolse il referendum per l’autonomia della Lombardia.

La sua vita politica può essere davvero descritta come quella di un “barbaro sognante”, come amava definirsi dopo aver concluso i 5 anni della legislatura della Lombardia. E’ un soprannome che descrive molto bene Bobo Maroni, che incarnava una delle mille sfaccettature della segreteria della Lega di Bossi prima, della sua dopo e anche di quella di Matteo Salvini: quella del leghista di sinistra.

Moderato nelle espressioni, ma ugualmente forte e coinvolgente, indipendentista convinto, ma che agiva in linea con le regole democratiche. Uno che trovava sempre la strada , ma non prima di essersi posto mille domande e aver fatto la figura di quello che, in milanese e in bosino, è chiamato “cagadubi”.

Un rivoluzionario come ministro dell’interno

fatti di via bellerio . 18 settembre 1996

Roberto Maroni è stato ministro dell’interno tra il 1994 e il 1995, nel primo governo Berlusconi, e del welfare e del lavoro tra il 2001 e il 2006, nel secondo. Poi ancora ministro dell’interno tra il 2008 e il 2011.

Fu ferito durante i Fatti di via Bellerio, il 18 settembre 1996. Roberto Maroni, dopo un certo tira molla con Umberto Bossi, il 16 settembre 1996 era sul palco galleggiante in riva degli Schiavoni. Insieme ai dirigenti e parlamentari della Lega, in camicia verde, ascoltò la dichiarazione di indipendenza della Padania letta da Umberto Bossi, che raccoglie tutti i sentimenti del reale leghismo.

Due giorni dopo, la Digos di Verona, su coordinazione del giudice Guido Papalia, aveva fatto irruzione nello stabile del quartiere di Affori, a Milano, per cercare le prove che la Guardia Nazionale Padana, le famose camicie verdi, fosse una organizzazione paramilitare a servizio della Lega per attentare all’unità dello Stato. Non le trovarono, e 40 degli iscritti , fra cui lo stesso Maroni furono sottoposti a processo per violazione della legge acelba e per banda armata. Nel 2017 furono tutti prosciolti per non aver commesso il fatto . Però perquisirono l’ufficio di Roberto Maroni e durante la resistenza posta in atto dai parlamentari e dai leghisti presenti, un poliziotto sferrò a Maroni una ginocchiata alla tempia, mentre lui tentava di mordergli un polpaccio.

Fu l’unica volta della storia d’Italia in cui le forze dell’ordine entrarono, armati, in una sede di partito, per perquisire l’ufficio di un parlamentare. La sede era quella della Lega Nord per l’indipendenza della Padania in via Bellerio, a Milano, e a difendere fisicamente l’integrità degli uffici dei parlamentari e la libertà democratica contro l’irruzione della polizia, c’era l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Di nuovo ministro. Il welfare

Il suo secondo mandato da Ministro fu segnato, il 19 marzo 2002, dall’omicidio del professore universitario Marco Biagi, giurilavorista e consulente del lavoro, e coautore del libro bianco del lavoro, per il quale aveva chiesto protezione dopo molte minacce ricevute da parte delle Nuove Brigate Rosse.

La motivazione dell’omicidio era prettamente politica. Le nuove brigate rosse consideravano il professor Biagi un fautore della possibilità di modifica del titolo V della Costituzione in direzione federale, per quanto riguardava il mercato del lavoro. Un mistero, quello dell’omicidio Biagi, che nonostante la condanna dei 5 brigatisti responsabili, ha ancora alcune domande in cerca di risposte.

Roberto Maroni fu un ministro molto attivo, e anche molto contestato dal centro sinistra, anche se ammirato. Oltre alle riforme delle politiche del lavoro, alle battaglie intorno all’articolo 18, all’interessarsi direttamente e a favore dei lavoratori durante casi di licenziamenti e ristrutturazioni aziendali, come nel caso della chiusura di alcuni stabilimenti delle tessiture Zucchi, fu il fautore della legge sugli Asili Nido, che permise di aprire asili nido privati, comunali e aziendali, anche in convenzione, in tutta Italia.

La possibilità di creare asili nido non statali e anche di piccole dimensioni, ottenendo dei finanziamenti pubblici, fu una vera rivoluzione che risolveva un grande problema delle famiglie. Roberto Maroni tradusse in realtà legislativa una proposta inviata dall’ancora vivace Parlamento padano, composto da realtà associative che si raccoglievano intorno al concetto di Padania.

Di nuovo al Viminale

Nel terzo governo Berlusconi, dal 2008 al 2011, Roberto Maroni tornò al Viminale come ministro dell’Interno. Sotto di lui furono approvati i decreti Sicurezza che posero la bozza di leggi ora entrate nella consuetudine. Fra queste il ritiro della patente in caso di guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di stupefacenti, il reato di omicidio stradale, l’aggravante di irregolarità sul territorio nazionale, l’istituzione delle ordinanze urgenti che possono essere emesse dai sindaci, i daspo urbani, la tessera del tifoso.

Con i decreti sicurezza furono attribuiti nuovi compiti e responsabilità alle polizie locali, anche se ancora oggi non hanno accesso al sistema digitale interforze. Importante fu anche l’istituzione del reato di “atti persecutori”, che permette ai giudici di radunare in un solo fascicolo una serie di fatti relativi allo stalking, che diventa un’ aggravante in caso di omicidio.

In regione Lombardia

Questa foto fu scattata ad una festa della Lega Nord, a Bergamo. Sono Roberto Maroni con due assessori della giunta di Regione Lombardia, Massimo Garavaglia e Claudia Terzi. Un momento, quasi da sbracati, di una parte importante ma non istituzionale dei leghisti di quegli anni.

Le feste in cui la parte barbara del leghista aveva il sopravvento. Erano tutti amici davanti ad un boccale di birra e al Sole delle Alpi, ma di questi momenti facevano parte anche le liti e le discussioni che hanno fatto la storia della Lega.

Il terremoto

Il ricordo di Roberto Maroni e della grande influenza che ha avuto sulla vita di ogni cittadino lombardo non può non passare anche dal ricordo della gestione del primo violento terremoto in Lombardia. La terra tremò due volte, il 20 e il 29 maggio 2012. Furono colpiti l’oltrepo Mantovano, il Modenese in Emilia e la provincia di Verona in Veneto.

Nonostante la grande distruzione subita, la parte lombarda rischiava di essere esclusa da qualunque aiuto per la ricostruzione. L’elezione di Roberto Maroni e la sua nomina a commissario per il terremoto fecero la differenza. Sotto la sua presidenza la regione Lombardia mise a disposizione molte risorse per la ricostruzione delle abitazioni, degli edifici pubblici, di quelli religiosi e storici che è oggi quasi completamente conclusa.

Il referendum sull’autonomia

Il 22 ottobre 2017, dopo lunghi dibattiti interni alla Lega Nord, in consiglio regionale, nella giunta di Governo della Lombardia e presso la Corte Costituzionale italiana riguardo alla fattibilità, al quesito e a molte altri particolari, persino il modo di voto, elettronico o semplice, i cittadini lombardi andarono a votare il referendum sull’autonomia della regione Lombardia. Il Si vinse con grandi percentuali. Non era la secessione, non era il federalismo, ma il referendum sull’autonomia era il tanto atteso primo passo dei barbari sognanti di cui Roberto Maroni era il faro.

Il Viminale esploderà

il viminale esploderà di Roberto Maroni

E’ l’ultimo libro di Roberto Maroni, scritto insieme a Carlo Brambilla, giornalista dell’Unità. Un romanzo dal titolo che invoglia a leggere. Dalla somiglianza del protagonista con lo stesso Maroni, si potrebbe pensare ad un romanzo autobiografico sotto la copertura di romanzo. Circa un mese fa, il 17 ottobre, Bobo lo aveva presentato sul suo profilo Facebook descrivendolo come un thriller di 389 pagine piene di suspence. Si potrebbe quasi pensare che, prima di chiudere la sua storia sulla terra, avesse ancora qualcosa da far sapere.

- Advertisement -spot_imgspot_img
Ilaria Maria Preti
Ilaria Maria Preti
Sono metà Milanese e metà Mantovana. Ho iniziato giovanissima a interessarmi di cronaca, cibo e politica. Per anni a Tvci, una delle prime televisioni private, appartengo alla storia della televisione quasi nella stessa linea temporale dei tirannosauri. Nel tempo sono diventata una giornalista e una Web and Seo Editor Specialist. Ora scrivo per alcune testate e coordino portali di informazione. Dal 2000 al 2019 sono stata anche una speaker radiofonica.

Ultime notizie

- Advertisement -spot_img

Notizie correlate

- Advertisement -spot_img